sabato 24 aprile 2021

Il Vangelo di Domenica 25 Aprile 2021

 

Della 4° Domenica del Tempo di Pasqua.

Prima lettura.

In nessun altro c'è salvezza.

Dagli Atti degli Apostoli (4,8-12)

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo

e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo

infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a

tutto il popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete

crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.

Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata

la pietra d'angolo.

In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome

dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Vedremo Dio così come egli è.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,1-2)

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati

figli di Dio, e lo siamo realmente!

Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.

Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato

ancora rivelato.

Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui,

perché lo vedremo così come egli è.

Parola di Dio.

Vangelo.

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18) anno B.

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore.

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Il mercenario-che non è pastore e al quale le pecore non appartengono-vede

venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde;

perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così

come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare.

Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.

Nessuno me la toglie: io la do da me stesso.

Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo.

Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Se dovessi definire in che cosa consiste la vita direi che è l’opportunità che

ci è data per imparare ad amare.

E il desiderio di amare, più o meno esplicito in ciascuno di noi, a volte compresso

da vicende negative della vita, limiti caratteriali, paure e sensi di colpa, è ciò che

desideriamo con maggiore intensità.

Quando Gesù ci ordina di amare, sfonda porte aperte.

Ci chiede di fare esattamente ciò che maggiormente desideriamo.

Eppure, a guardarci con onestà, ci rendiamo conto che l’amore porta con sé anche

un immenso carico di sofferenza.

Si giunge ad uccidere “per amore”. Com’è possibile?

E, a volte, portiamo nel cuore una profonda e radicale delusione (da de-ludere,

la fine di un gioco) perché non ci sentiamo contraccambiati.

In particolare le persone maggiormente sensibili, o disposte a mettersi in gioco

rischiano di trovarsi invischiati in storie affettive con persone egoiste ed insensibili.

Certo, l’obiettivo è quello di giungere ad un amore incondizionato, cioè amare

senza porre condizioni.

Ma è realistico?

Diventiamo degli eroi capaci di non aspettarci nulla dagli altri?

Oppure, come propongono alcuni, dobbiamo proprio rassegnarci ed imparare

a non provare emozioni, in modo da non soffrire?

No, non sono riflessioni assonnate da primavera (e da lotta contro l’allergia che stordisce!).

Sono il Vangelo di oggi.

Gesù è molto realista; la stragrande maggioranza delle persone ama per averne un

tornaconto, fa le cose pensando di averne un profitto, sono dei calcolatori, dei mercenari.

È normale che sia così, istintivo; prima pensiamo a proteggere noi stessi e i nostri interessi,

poi quelli delle persone che amiamo e poi gli altri.

Il mercenario, davanti ad un pericolo, ai lupi che assalgono il gregge, ad esempio, fugge.

Non è questa la sensazione che portiamo nel cuore?

La solitudine che ci spaventa?

Non abbiamo forse il desiderio di essere accuditi e protetti da qualcuno che si occupi

di noi senza averne un tornaconto?

A chi sto davvero a cuore?

E Gesù risponde, semplicemente; a me stai a cuore.

Gesù ci ama gratis. E senza condizioni.

Ma, attenzione, il suo è un amore libero ed esigente che rende liberi ed esigenti.

Sì perché, di questi tempi, la notizia che Gesù ci ama, fulcro della calorosa ed

efficace predicazione di papa Francesco, spesso viene interpretata in maniera infantile.

Dio mi vuole bene a prescindere (ed è vero), quindi chi se ne importa di ciò che faccio (e non è vero).

Chi ama davvero una persona tiene a lei e alla sua felicità e se vede che si distrugge ne soffre terribilmente.

Dio ci ama perché cresciamo.

Va a cercare la pecora smarrita ma perché la smetta di fuggire e impari ad amare il gregge.

Gesù è il buon pastore e dà la sua vita per noi; siamo amati seriamente per imparare ad amare seriamente.

E Gesù ci offre un’interessante risposta sulla questione dell’amore incondizionato.

Il Padre ama il Figlio perché dà la sua vita e la riprende, nessuno gliela ruba, e una

volta ripresa è pronta a ridonarla.

A volte, specie in Italia!, viviamo due eccessi; o ce ne freghiamo degli altri e li

usiamo oppure facciamo delle relazioni un idolo.

La mamma considera il figlio una propria estensione.

Il papà si rispecchia nei suoi successi o fallimenti sportivi, l’amato esige dedizione

totale dall’amata e viceversa.

Un amore di fusione in cui si investe tutto sull’altro, aspettandosi tutto.

E se vivere da mercenari è triste, vivere da vampiri è peggio.

Gesù ha in mano la situazione, dona la vita ma non la fa bruciare dalle esigenze degli altri.

Ha un buon rapporto con se stesso, sa quanto vale, perciò può amare liberamente,

con intensità, ma senza farsi rubare, consumare, distruggere.

Spesso, specie in ambito cattolico, amiamo lasciandoci distruggere e, quel che è

peggio, crediamo pure, così facendo, di fare una cosa gradita a Dio!

E pensiamo a Gesù morto in croce per noi!

Ma non è questo l’amore che Dio vuole, un amore travolto e consumato, bensì

un amore donato da dare anche ad altri.

Nella vita dobbiamo imparare a donarci senza egoismi (quanti mercenari in giro!)

e senza farci distruggere.

Preghiamo perché sia così, agiamo per renderlo possibile.

Seguiamo il Pastore che ci ama e ci insegna da amare.

Santa Domenica dell’amore, amici, seguiamo anche noi il Buon Pastore Gesù,

per imparare veramente cosa vuol dire amare, Fausto.

venerdì 23 aprile 2021

Il Vangelo del Sabato 24 Aprile 2021

 

Della 3° settimana del Tempo di Pasqua.

San Fedele da Sigmaringen, sacerdote e martire.

Prima lettura.

La chiesa si consolidava, e con il conforto dello Spirito Santo cresceva di numero.

Dagli Atti degli Apostoli (9,31-42)

In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa:

si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello

Spirito Santo, cresceva di numero.

E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli

che abitavano a Lidda.

Qui trovò un uomo di nome Enèa, che da otto anni giaceva su una barella

perché era paralitico.

Pietro gli disse: «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto».

E subito si alzò.

Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore.

A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità-nome che significa Gazzella-la

quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine.

Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì.

La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore.

E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là,

gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!».

Pietro allora si alzò e andò con loro.

Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte

le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella

confezionava quando era fra loro.

Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto alla salma,

disse: «Tabità, àlzati!».

Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere.

Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la

presentò loro viva.

La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.

Parola di Dio.

Vangelo

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,60-69) anno dispari.

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato,

dissero: «Questa parola è dura!

Chi può ascoltarla?».

Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo,

disse loro: «Questo vi scandalizza?

E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?

È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto

sono spirito e sono vita.

Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era

colui che lo avrebbe tradito.

E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli

è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo?

Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La folla è stordita dal discorso di Gesù.

Troppo elevato il ragionamento, inaccessibile la sua riflessione, eccessiva la sua proposta.

Il clima di tensione fra la folla e Gesù è sfociato quasi in rissa, e molti se ne sono

andati, offesi dalla franchezza di questo falegname che, invece di accettare il

plauso della folla, se ne va.

Ma qui, ora, accade qualcosa di peggiore; sono i suoi discepoli ad andarsene,

non i suoi avversari o i devoti di sempre che seguono il guru di turno.

I discepoli che lo hanno seguito, che hanno creduto in Lui, che si sono accesi

di passione per le sue parole.

Ora se ne vanno, perché il discorso di Gesù è troppo impegnativo, troppo duro,

chi può intenderlo?

Anche noi discepoli, a volte, ci troviamo davanti a parole del Signore troppo

impegnative e vorremmo fuggire lontano.

E il Maestro, grandissimo, si gira verso gli apostoli; non li scongiura di restare,

non li prega di fermarsi, almeno loro.

Li invita ad andarsene, se vogliono.

È libero, Gesù.

Libero anche dall'essere un punto di riferimento.

Libero; non accetta compromessi, non attenua l’esigenza della sue richieste.

È libero, non vuole discepoli ad ogni costo.

Siamo liberi, amici, di seguire volontariamente il Signore, facendoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 22 aprile 2021

Il Vangelo del Venerdì 23 Aprile 2021

 

Della 3° settimana del Tempo di Pasqua.

Prima lettura.

Egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni.

Dagli Atti degli Apostoli (9,1-20)

In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore,

si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damàsco, al

fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse

trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.

E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco,

all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce

che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?».

Rispose: «Chi sei, o Signore?».

Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti!

Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».

Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo

la voce, ma non vedendo nessuno.

Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla.

Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco.

Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.

C'era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione

gli disse: «Ananìa!».

Rispose: «Eccomi, Signore!».

E il Signore a lui: «Su, va' nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda

un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un

uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista».

Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti quanto male

ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme.

Inoltre, qui egli ha l'autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli

che invocano il tuo nome».

Ma il Signore gli disse: «Va', perché egli è lo strumento che ho scelto per me,

affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d'Israele; e io gli

mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».

Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello,

mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi,

perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo».

E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista.

Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.

Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito

nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio

Parola di Dio.

Vangelo

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,52-59) anno dispari.

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può

costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del

Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò

nell'ultimo giorno.

Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche

colui che mangia me vivrà per me.

Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono

i padri e morirono.

Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nutrirsi di Cristo, accedere a Lui, partecipare alla sua vita divina ci spalanca alla

vita eterna che, come dicevamo nei giorni scorsi, è già iniziata per ciascuno di noi.

La vita che viviamo nella carne diventa, allora, il modo di scoprire la vita vera,

la vita altra, quella nascosta nell’intima profondità dell'anima.

Il discorso del pane di vita alla sinagoga di Cafarnao giunge al suo culmine; Gesù

desidera darsi in “pasto” ai suoi discepoli.

E lo ha fatto veramente, in quella cena che segnò l’inizio della Passione.

Noi crediamo che, rifacendo quei gesti, in obbedienza al comando del Signore

del “fate questo in memoria” di me, il Signore si è reso presente e noi possiamo

accedere alla sua vita intima.

Chi ne fa esperienza ancora più intimamente, come il sottoscritto, essendo

Accolito e Ministro della Comunione lo sa; un’Eucarestia vissuta con fede,

con attenzione, con intensità ci spalanca alla Comunione con Cristo.

Gesù risorto si rende presente, ormai, attraverso dei segni in cui sono il nostro

cuore e la nostra fede ad essere protagonisti.

Che questo tempo pasquale faccia rifiorire in noi la gioia di poterci nutrire di

Cristo nel cammino della comunità che si incontra per la cena del Signore,

ogni Domenica, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 21 aprile 2021

Il Vangelo del Giovedì 22 Aprile 2021

 

Della 3° Domenica del Tempo Ordinario.

Prima lettura.

Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?

Dagli Atti degli Apostoli (8,26-40)

In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va' verso

il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta».

Egli si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etìope, eunùco, funzionario di

Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il

culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaìa.

Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va' avanti e accòstati a quel carro».

Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci

quello che stai leggendo?».

Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?».

E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.

Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: "Come una pecora egli fu

condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così

egli non apre la sua bocca.

Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi

potrà descriverla?

Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita".

Rivolgendosi a Filippo, l'eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta

dice questo?

Di se stesso o di qualcun altro?».

Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò

a lui Gesù.

Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c'era dell'acqua e l'eunùco

disse: «Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?».

Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunùco, ed egli

lo battezzò.

Quando risalirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l'eunùco non

lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada.

Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che

attraversava, finché giunse a Cesarèa.

Parola di Dio.

Vangelo

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,44-51) anno dispari.

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira

il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio".

Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.

Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita.

I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane

che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne

per la vita del mondo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando iniziamo un cammino di fede, coinvolgendo la nostra intelligenza e i

nostri sentimenti; o quando alla fine di questo nostro percorso spesso irto di

difficoltà ci “arrendiamo” al Vangelo e professiamo la nostra fede; allora ci

rendiamo conto che, in fondo, dietro tutto il nostro percorso e cammino,

il Signore aveva già manifestato la sua discreta vicinanza.

Cerchiamo colui che ci cerca, sentiamo che il nostro desiderio del Signore,

in fondo, è Lui stesso ad averlo suscitato in noi.

Ma Gesù va oltre; credere significa avere la vita eterna, cioè la vita dell’Eterno.

Spesso, erroneamente, pensiamo che la vita eterna sia qualcosa che ci capita alla

fine del nostro cammino, o meglio, tragitto di vita, in un ipotetico e fumoso futuro

di cui non sappiamo molto.

L’eternità diventa, allora, una specie di premio per ripagarci di tutte le noiose

cose cattoliche che abbiamo dovuto sopportare.

Non è così; la vita eterna è già iniziata, la vita dell’Eterno si accende in noi quando

crediamo, quando professiamo la nostra fede, quando scegliamo di diventare e

vivere come discepoli del Nazareno.

E in questo andare, l’Eucarestia e la preghiera, diventano un incontro fondamentale,

intenso, un dono che è il pane del cammino, la reale presenza di Cristo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

martedì 20 aprile 2021

Il Vangelo del Mercoledì 21 Aprile 2021

 

Della 3° settimana del Tempo di Pasqua.

Sant’Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa.

Prima lettura.

Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

Dagli Atti degli Apostoli (8,1b-8)

In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme;

tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa.

Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui.

Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva

uomini e donne e li faceva mettere in carcere.

Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo.

E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo

parlare e vedendo i segni che egli compiva.

Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida,

e molti paralitici e storpi furono guariti.

E vi fu grande gioia in quella città.

Parola di Dio.

Vangelo.

Questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui

abbia la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,35-40) anno dispari.

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me

non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.

Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò

fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà

di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di

quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.

Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede

in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quanto è grande il Dio di Gesù!

Quanto è diverso dalla brutta copia che a volte ci siamo fatti di lui!

Gesù, in un momento intenso e drammatico del suo ministero, mentre tenta di

convincere la folla a cercare Dio non per il pane che nutre solo il corpo ma per

quello che riempie il cuore, svela definitivamente il vero volto di Dio.

Un Dio che non ha nulla a che fare con l’essere supremo asettico e annoiato che

scruta i destini del mondo dall’alto, ma è un padre tenerissimo e discreto che ha un

unico desiderio; la pienezza di vita dei propri figli, la vita eterna per ciascuno di loro.

La vita eterna è la vita dell’Eterno, la vita di Dio che dona alle nostre piccole

Esistenze, dimensioni e respiro di immortalità.

La folla (e noi) cerca Dio per avere dei benefici, una protezione, un aiuto.

Gesù, invece, propone di alzare lo sguardo per vedere che quel Dio che ha donato

al popolo di Israele la manna, in realtà gli ha dato molto di più; la libertà di essere

figli, la dignità assoluta di essere uomini.

Convertiamo il nostro cuore a questa sorridente visione di Dio che ha Gesù,

facciamo in modo che sia questo il Dio cui indirizziamo la nostra preghiera

e i nostri desideri profondi!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 19 aprile 2021

Il Vangelo del Martedì 20 Aprile 2021

 

Della 3° settimana del Tempo di Pasqua.

Prima lettura.

Signore Gesù, accogli il mio spirito.

Dagli Atti degli Apostoli (7,51-8,1a)

In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] «Testardi e in

circoncisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo.

Come i vostri padri, così siete anche voi.

Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?

Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi

ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante

ordini dati dagli angeli e non l'avete osservata».

All'udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.

Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che

stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo

che sta alla destra di Dio».

Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme

contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo.

E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sàulo.

E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito».

Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato».

Detto questo, morì.

Saulo approvava la sua uccisione.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,30-35) anno dispari.

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo?

Quale opera fai?

I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede

loro da mangiare un pane dal cielo"».

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane

dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero.

Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi

crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù ha appena sfamato cinquemila capi-famiglia in quello che è il peggiore

dei suoi miracoli, quello peggio interpretato.

È fuggito quando la folla lo voleva fare re; ora, raggiunto dalla gente, inizia una feroce

polemica con chi, invece di cercare Dio per Dio, lo cerca per avere la pancia piena.

Gesù chiede di credere nelle sue parole, di fidarsi di Lui e la gente cosa vuole da Lui?

Un segno! Un miracolo, l’ennesimo!

Come se non fosse bastato sfamare una tale quantità di persone!

Abbiamo sempre bisogno di segni della presenza di Dio, chiediamo sempre

miracoli e apparizioni.

Abbiamo una fede fragile, lunatica, scostante, altalenante.

Invece di fidarci delle Parole del Signore, di imparare a leggere i tanti segni della

sua presenza (anche oggi, come tutti i giorni, la nostra giornata è riempita di piccoli

miracoli quotidiani…) corriamo dietro agli eventi straordinari che solleticano

l’emozione senza convertire il cuore.

Gesù, invece, viene per sfamare il nostro infinito desiderio di bene e di felicità,

a nutrire la nostra anima, a colmare i nostri sogni.

Gesù Risorto si propone come orizzonte dell’intera vita, non come piccolo amuleto

da tirare fuori nei giorni di difficoltà o di fame dell’anima!

Quanta mancanza di fede, abbiamo!

Se vogliamo veramente capire cosa vuole il Signore da noi, dobbiamo capirlo

attraverso il Vangelo con l’aiuto dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.