martedì 5 gennaio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 6 Gennaio 2021

 

Della 1° settimana del Tempo di Natale.

Epifania del Signore.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (60,1-6)

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di

te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché

l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti

verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (3,2-3.5-6)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me

affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora

è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti

sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso

corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno dispari.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero

da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?

Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul

luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E

tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:

da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il

tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi 

accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché

anch'io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono.

Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò

sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono

e lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero

ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I magi che arrivano dall’Oriente con i loro doni hanno davvero segnato la fantasia

degli uomini nella storia; forse per quel non so che di esotico che portano con sé,

tutti siamo rimasti affascinati da queste strane figure del Natale e nel cuore portiamo

l’immagine infantile delle statuine da aggiungere il giorno dell’Epifania, come

ultimo tocco al presepe.

Attenti, però, a non ridurre l’Epifania ad una favoletta edificante.

Prendiamo con grande serietà il racconto di Matteo, che è anzitutto sintesi teologica,

messaggio di fede, senza però dimenticare i parecchi appigli storici che vi si riscontrano.

A chi conosce bene la Bibbia (ah, se fossimo tra questi!) salta subito agli occhi

il mosaico di allusioni e di riferimenti che compongono questo testo.

L’intento di Matteo è chiaro.

Lui, ebreo, scrive il suo Vangelo per una comunità di ebrei-cristiani e desidera

spalancare loro lo sguardo; il Messia è venuto ed è veramente l’atteso delle genti,

non soltanto il pastore di Israele.

Come ogni piccola comunità che deve sopravvivere in mezzo a culture aggressive,

lungo la propria storia, Israele si era rinchiusa come minoranza blindata allergica

allo straniero, perdendo lo smalto primigenio e dimenticando di essere il popolo

che doveva portare a tutti i popoli il volto del Dio misterioso che si era raccontato

ad Abramo e ai padri.

E, stupore! Tra i primi ad accogliere il Messia sono sì gli israeliti, ma i dimenticati,

i poveri; Maria, Giuseppe e i pastori.

Dio non viene accolto dal potente partito dei sadducei, non dal Sommo Sacerdote

o dai farisei, i devoti tra i devoti.

E, stupore!, gli stranieri, i reietti, i “non-popolo”, i “cani” riconoscono il volto di Dio.

Dio vuole svelarsi a tutti, vuole raggiungere ogni uomo, ogni nazione.

L’intento di Matteo, dicevamo, è lineare; Gesù è venuto per essere riconosciuto

da ogni popolo, qui raffigurato dai misteriosi magi d’Oriente.

Ma c’è di più; il grande Levi pubblicano, diventato scriba del regno, riesce a tirar fuori

dalla sua penna alcune sottolineature per me che scrivo e per te che leggi con passione.

I magi erano degli astrologi orientali, probabilmente ricchi, in modo tale da potersi

permettere di seguire il proprio hobby, e proprio un evento cosmico (la nascita di una

stella? una congiunzione astrale?) li aveva fatti partire.

La teoria era semplice; ad un evento siderale doveva corrispondere un evento terreno.

Così il loro viaggio li porta naturalmente a cercare un re nella vicina terra di Palestina.

E qui incontrano il re-fantoccio Erode, tanto crudele e cinico da poter vivere suddito

di Roma e costruire comunque un piccolo impero.

Erode si sbalordisce; che ne sa lui delle vecchie teorie dei creduloni?

Il messia? Il nuovo Davide? Ma era lui adesso il re!

Erode diventa improvvisamente devoto e cerca una risposta in chi la Scrittura la

conosce bene.

Gli scribi danno la risposta esatta; il Messia doveva discendere dalla casa di Davide

e quindi nascere nella città del pane, Betlemme, pochi chilometri a sud di Gerusalemme.

Quale pensiero avrà attraversato la mente dei magi?

Un re, quindi, non c’era?

E cos’era questa storia del mandato da Dio?

La stella riappare e gioiscono!

Arrivano a Betlemme e si prostrano davanti alla madre e al bambino, offrendo

i loro doni perlomeno curiosi.

Matteo ci sta dicendo: “Se vuoi davvero scoprire la presenza devi metterti in viaggio,

anche se non è la fede che ti motiva”.

I magi sono non-credenti, cercano la verità, una risposta alle loro teorie, seguono

una stella che li porti a confermare la loro ricerca.

Sono onesti, si mettono in gioco, si lasciano interpellare anche da idee diverse (le

Scritture per loro erano; arabo!) e alla fine trovano Dio.

Sono l’immagine-questi strani orientali-di tutti quegli uomini e quelle donne che

vogliono scoprire il senso della loro vita, dei tanti che nella storia hanno cercato

 nell’arte, nel pensiero, nella civiltà, le tracce della verità.

E che alla fine trovano Dio.

È splendido ciò che Matteo afferma; una ricerca onesta e dinamica della verità ci

porta fin davanti alla grotta dove Dio svela il suo tenero volto di bambino.

Non troveranno mai il Messia Erode, i sacerdoti e gli scribi.

Erode considera Dio un avversario, un concorrente: se Dio c’è gli ruba il posto.

Quanti ne conosco di Erodi!

Quelli che pensano che Dio sia la negazione dell’uomo e il cristianesimo la morte

della felicità umana (noi cristiani qualche responsabilità ce l’abbiamo, ma questo

è un altro penoso discorso!).

E gli scribi?

Turisti del sacro, dotti conoscitori della Scrittura, vanno a Messa tutte le domeniche

(anzi più volte a settimana), fanno la preghiera quotidiana e seguono un corso biblico.

Sanno, conoscono tutto di Dio.

Da Gerusalemme a Betlemme ci sono pochi chilometri.

E boia se escono dal loro palazzo!

Conoscono Dio sulla carta, nella loro mente illuminata, ma non nel loro cuore.

Eccoli davanti alla grotta i cercatori di Dio, che offrono; che cosa?

Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica di

Matteo?), pieni di verità e di stupore; offrono l’oro per chi riconosce nel bambino

il re; l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio; e la mirra?

Che regalo di pessimo gusto!

L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri!

Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto, del dono totale di sé.

E noi? Abbiamo voglia di essere un pò Magi?

Certo, prendiamo esempio da loro e, andiamo alla grotta anche se abbiamo le mani

vuote, l’importante è avere il cuore pieno di amore, facendoci aiutare dalla preghiera.

Santa festa dell’Epifania amici, Fausto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 4 gennaio 2021

Il Vangelo del Martedì 5 Gennaio 2020

 

Del Tempo di Natale prima dell’Epifania.

Sant' Amelia, vergine e martire.

Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,11-21)

Figlioli, questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo

gli uni gli altri.

Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello.

E per quale motivo l'uccise?

Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste.

Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia.

Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli.

Chi non ama rimane nella morte.

Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida

ha più la vita eterna che dimora in lui.

In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per

noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.

Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità,

gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l'amore di Dio?

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.

In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il

nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri.

Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.

Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,43-51) anno dispari.

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!».

Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.

Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto

Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».

Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».

Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero

un Israelita in cui non c'è falsità».

Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».

Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto

l'albero di fichi».

Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».

Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi?

Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli

di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’incontro col Messia è contagioso; l’evangelista Giovanni parla della chiamata

dei discepoli come di un dialogo fra amici, fra conoscenti.

Chi fa esperienza di Cristo non può tacere, non può più farne a meno, sente dentro

di sé il desiderio impellente di raccontare, di dire, di dare.

Anche Natanaele/Bartolomeo viene coinvolto.

Conosce la Scrittura, Bartolomeo, lo troviamo seduto sotto un fico, l’albero alla cui

ombra riflettevano i rabbini, conosce bene la Parola; Nazareth non viene mai citata

nella migliaia di pagine che descrivono tutti gli angoli più remoti della terra di Israele.

È un conoscitore della Bibbia ma la sua lingua è tagliente e il suo giudizio impietoso.

Ma non è feroce come appare; è amico di Filippo, il cui nome evoca un’origine

meticcia, non deve essere un esaltato tradizionalista come i farisei.

Bartolomeo ha un cattivo carattere, si sente.

Ma appena Gesù, di quel suo carattere irruento, sottolinea il lato positivo; che

almeno si sa sempre cosa pensa, egli si scioglie!

È stupito, Bartolomeo; mai nessuno gli aveva fatto un complimento del genere!

E professa, esagerando, la sua fede.

Ricordiamoci sempre che l’annuncio passa attraverso la relazione positiva fra le

persone, per riuscirvi, dobbiamo solo pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 3 gennaio 2021

Il Vangelo del Lunedì 4 Gennaio 2020

 

Tempo di Natale prima dell’Epifania.

Santa Angela da Foligno.

Prima lettura dal prima lettera di san Giovanni apostolo (3,7-10)

Figlioli, nessuno v'inganni.

Chi pratica la giustizia è giusto com'egli [Gesù] è giusto.

Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché da principio il diavolo è peccatore.

Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.

Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino

rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio.

In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia

non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42) anno dispari.

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo

su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».

E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?».

Gli risposero: «Rabbì-che, tradotto, significa maestro-, dove dimori?».

Disse loro: «Venite e vedrete».

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con

lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito,

era Andrea, fratello di Simon Pietro.

Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato

il Messia»-che si traduce Cristo-e lo condusse da Gesù.

Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni;

sarai chiamato Cefa»-che significa Pietro.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù passa e il Battista lo indica ai suoi due discepoli, probabilmente

Giovanni e Andrea di Cafarnao.

Sa di avere finito il suo compito, di avere adempiuto alla propria missione.

Ora deve diminuire e lasciare che sia lo sposo a prendere la scena.

Mi intenerisce meditare su questo gesto così libero, così adulto, così profondo.

La tentazione di diventare dei guru è sempre molto presente nei movimenti

religiosi, e anche nella nostra Chiesa.

Approfittare di un carisma, di una capacità, di un dono, per legare a sé stessi gli altri.

Il mondo è pieno di maestri, spesso cattivi maestri, più attenti al proprio ruolo che

al proprio mandato.

Giovanni no, non è così.

Ha dovuto cambiare completamente la sua prospettiva; ha vissuto tutta la sua

vita predicando la venuta di un Messia che, quando viene, è completamente

diverso da come l’aveva descritto.

Invece di arroccarsi nelle proprie posizioni, invece di insistere sulla propria prospettiva

aspettando un altro Messia, ha saputo piegarsi al potente soffio dello Spirito.

Ora lascia andare i suoi discepoli, ora sa che il suo compito è finito.

Dobbiamo imparare e molto da Giovanni, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 2 gennaio 2021

Il Vangelo di Domenica 3 Gennaio 2021

 

Della 2° Domenica dopo Natale.

Santissimo Nome di Gesù.

Prima lettura dal secondo libro di Samuèle (7,1-5.8-12.14-16)

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo

da tutti i suoi nemici all'intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa

di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto i teli di una tenda».

Natan rispose al re: «Va', fa' quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».

Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va' e di' al

mio servo Davide: "Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa,

perché io vi abiti?

Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio

popolo Israele.

Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti

a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.

Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non

tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in

cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele.

Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici.

Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.

Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un

tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno.

Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.

La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono

sarà reso stabile per sempre"».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-6.15-18)

Fratelli, a colui che ha il potere di confermarvi nel mio vangelo, che annuncia

Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli

eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell'eterno

Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all'obbedienza della fede, a Dio,

che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) anno B.

[In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di

lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre,

ma le tenebre non l'hanno accolta].

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti

credessero per mezzo di lui.

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

[ Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo

non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.

A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli

che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da

volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la

sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità].

Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui

che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per

mezzo di Gesù Cristo.

Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del

Padre, lui lo ha rivelato.

Parola del Signore.                                                 

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il tempo liturgico del Natale è il più breve e il più intenso dell’anno e, quest’anno,

a causa della pandemia, volevano rubarcelo, non ci sono riusciti per fortuna, ma

ci hanno tolto la magia della Santa Notte trepidante, in cui tutti in preghiera

aspettavamo la nascita di Gesù, che è pieno zeppo di stimoli e stupore, ma anche,

infarcito di luoghi comuni e di tradizioni non sempre evangeliche.

Abbiamo riflettuto sulla ragione di questa insopportabile melassa e abbiamo

cercato di ricuperare l’essenziale, di smetterla con il buonismo natalizio per

convertirci, infine, alla rudezza del messaggio evangelico che ci riporta all’essenziale.

Insomma, stiamo per voltare pagina, per chiudere questa breve parentesi natalizia

che ci verrà ricordata, se proprio c’è andata bene, dall’ultimo modello di telefono

cellulare ricevuto in dono, ma anche delle tante restrizioni che il governo ci ha fatto.

Per fortuna un’ultima scossa ce la dà San Giovanni.

In pochi versetti, alla fine del suo Vangelo, Giovanni scrive una prefazione che

è la storia dell’incarnazione, la visione globale e assoluta del disegno di Dio.

Dio, dice Giovanni, esiste da sempre.

Dio, dice Giovanni, è tutto, è pienezza.

E ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lui ed è presente un frammento della sua

gloria in ogni cosa.

Che bello!

È la conclusione (più o meno) a cui sono arrivate quasi tutte le esperienze religiose

della storia dell’umanità; Dio è, ed è presente.

Questo significa che attraverso le cose noi possiamo in qualche modo risalire a Dio.

Se non fossimo miopi e presbiti e astigmatici spiritualmente!

Guardiamo un panorama (da mozzare il fiato, come si dice) con la natura che sfodera

tutta la sua potenza e non sappiamo alzare lo sguardo purtroppo, in essa non riusciamo

a vedere Dio, il pittore più grande di tutti i tempi.

Anzi rischiamo di fare della natura un idolo.

No, tutto è come un gigantesco dito puntato oltre, e Dio è un ladro maldestro che

dissemina di indizi la scena del delitto, così il nostro Dio ci spinge ad andare di

là del materiale e del sensibile.

In Dio, dice Giovanni, è la vita e la vita è la luce degli uomini.

Cioè; fuori da Dio, fuori dal senso, fuori da questo sguardo è morte e tenebra.

Vita non significa esistere, vivere non significa respirare.

Vivere significa scoprire dentro la presenza del Signore, scoprire il grande

disegno dell’universo, il grande senso della mia vita.

La vita non è nostra, ci è data, perciò va accolta e rispettata come qualcosa

di donato e non dovuto.

E poi; la luce!

Di quanta luce abbiamo bisogno per vivere nelle nostre tenebre!

Se solo avessimo quell’umiltà, che è consapevolezza, e realismo di saperci

mendicanti, di saperci bisognosi.

Cercheremmo, saremmo magi, diventeremmo cercatori di Dio.

E qui si pone il problema; tutti i venditori di luce del nostro mondo hanno ragione o no?

Intorno a noi propongono centinaia di modelli: “Sii così, compra questo,

comportati così e cosà”.

Ma c’è maggiore serenità, maggiore gioia nel mondo attuale?

Questo mondo, che si è scrollato di dosso Dio, è veramente più libero e realizzato?

Giovanni è schietto; il mondo fatto da Dio non ha riconosciuto il suo creatore.

Ecco il dramma.

Dio viene, e l’uomo non c’è.

La Luce viene (quella che illumina ogni uomo, specifica Giovanni; nessuno è

tagliato fuori dalla volontà di Dio), ma le tenebre non l’hanno accolta.

Natale non è dolcezza e mielosità, ma scontro e durezza; nei secoli ha prevalso

l’aspetto del folclore su quello della fede; dobbiamo recuperare l’impatto forte

della nascita del Signore Gesù; Dio c’è, e noi, ci siamo?

Ecco, tutto qui; a chi accoglie la Luce, Dio dà il potere di diventare figlio di Dio.

Io sono figlio di Dio.

Non m’importa essere altro.

Né premio Nobel, né grande star.

Sono già tutto ciò che potrei desiderare.

Solo che corriamo dietro a mille sogni e a mille chimere pur di ricevere

complimenti e approvazioni.

Ma siamo già figli.

Solo che non lo sappiamo.

Natale è la presa di coscienza della nostra figliolanza, della nostra dignità,

del fatto che Dio si racconti e che sia splendido.

Così è Dio, che ci volete fare, non ama palcoscenici, vuole la semplicità.

Ed è nella semplicità con cui scrivo questi miei strampalati pensieri, che scopro

l’amore che Dio ha per me, coraggio amici, siate semplici e, nella semplicità scoprirete

come ho fatto io, l’immenso amore che il Signore ha per noi, Santa Domenica Fausto.