sabato 19 settembre 2020

Il Vangelo di Domenica 20 Settembre 2020


Della 25° Domenica del Tempo Ordinario.

Sant'Andrea Kim Taegon e Compagni, Martiri.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (55,6-9)

Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.

L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore

che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.

Oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie ovrastano le vostre vie, i miei

pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Parola di Dio.

Seconda lettura lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (1,20-27)

Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.

Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.

Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere.

Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere

con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.

Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli

è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori

per la sua vigna.

Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.

Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,

e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò".

Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto.

Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché

ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?".

Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata".

Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori

e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi".

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.

Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più.

Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro.

Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno

lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso

della giornata e il caldo".

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto.

Non hai forse concordato con me per un denaro?

Prendi il tuo e vattene.

Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie

cose quello che voglio?

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?".

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Brutta storia, quella del perdono.

Una riflessione acida, tesa, che ci scardina dentro.
È impegnativo, il perdono, serio, esige conversione radicale.

Eppure sul perdono si gioca gran parte della credibilità del cristianesimo.

Il perdono che scardina la violenza, che diventa profezia di un mondo nuovo,

che ridisegna il volto dell’uomo, rendendolo finalmente a immagine di Dio,

restituendolo al suo volto autentico.
La comunità cristiana, col suo modo di intessere relazioni, con la sua capacità

di discutere (e litigare!) in maniera “altra”, con la sua capacità di prendersi a

cuore il destino del fratello diventa anticipo del mondo nuovo. In teoria.
Dopo l’attentato alle torri gemelli il mondo continua a vivere nell’inquietudine

e nella violenza, incapace di convertirsi all’ovvio; solo nel perdono e

nell’accettazione della diversità possiamo viver e una vita proficua per tutti.
In noi, in ognuno!, c’è un piccolo despota che vorrebbe tanto fare il dittatore degli altri.
Reduci da due settimane di Parola di Dio urticante riprendiamo la scuola e,

con essa, le attività parrocchiali.

Nella logica del padrone della vigna, quello della parabola di oggi.
Nella logica della gratuità totale, che spiazza la logica meritocratica

È incomprensibile l’atteggiamento del padrone della vigna.

Certo; è molto affaccendato, la vigna è grande e ha bisogno di molti operai

per riuscire a portare a termine la vendemmia.

Va in strada presto, al mattino, per assumere i primi operai.

Quando si accorge che non bastano torna ancora per cercare altri operai.

Stabilisce con loro “quanto è giusto” come ricompensa.
Quando esce alle cinque del pomeriggio, un’ora prima della fine del lavoro,

vede ancora alcuni bighellonare e li invita a lavorare.
Questo il problema vero: quanto è giusto?
Quando gli operai della prima ora vedono che gli operai sfaccendati prendono

la stessa cifra, giustamente, insorgono.
Loro hanno faticato tutta la giornata, questi ultimi solo un’ora, ricevono lo

stesso salario, che ingiustizia! In teoria.
La chiave della parabola sta nel loro modo di pensare.
Quando vedono dare agli operai dell’ultima ora un denaro pensano di ricevere di più.
Quando ricevono il denaro pattuito non chiedono di più, esigono per gli altri di meno.
Vigliacchi e paurosi.

Non dicono quello che legittimamente desiderano, chiedono al padrone di dare

agli altri di meno.
Meno di un denaro.

Un denaro è il guadagno minimo giornaliero per poter dar da mangiare ad una

famiglia ai tempi di Gesù.
Invece di esercitare un legittimo diritto (dacci di più, abbiamo lavorato tutto

il giorno!), se la prendono con i deboli; chiedono di dar loro di meno.

Meno di ciò che è indispensabile per vivere.
Forti con i deboli, deboli con il forte. Terribile.
Non pensiamo anche noi così?

Il padrone è buono, non vuole fare l’elemosina a questi sfaccendati, non vuole umiliarli,

vuol dar loro un po di dignità, la possibilità di riscattarsi, di osare, di rinascere.

Lo fa con garbo, con gentilezza, con misericordia.
È buono il padrone, non sciocco; del suo denaro può fare quello che vuole.
Come salvare un peccatore gratuitamente.
Gesù se la prende con la logica del merito; Dio mi ama e mi premia perché

mi comporto bene.

Così pensavano i devoti del suo tempo. E del nostro.
Gesù dà una spallata alla logica umana che vede la giustizia come unico modo

di relazionarsi fra le persone e con Dio.

È importante la giustizia ma rischia di sfociare nell’arida contabilità dei meriti.
Più del merito c’è la grazia, il dono, questo osa dire Gesù.
È una grossa soddisfazione quella di prendersi una laurea dopo anni di studio.

Ma è una sorpresa indicibile il dono inaspettato dell’amato!
Così è Dio; ci sorprende con la sua grazia che supera la giustizia.
Ricordiamocelo, quando pesiamo la nostra fede sulla bilancia delle buone opere.
Quello che Gesù ha superato, troppo spesso noi cattolici lo recuperiamo

pensando di fargli un piacere!

Gli operai della prima non hanno colto con chi hanno a che fare.
Hanno ridotto la loro fede a fatica e sudore.

Peggio; guardano con sospetto gli altri, quasi concorrenti dei loro privilegi.
Non è così per chi ha colto la luce del Vangelo.

Stupiti, abbagliati dalla bontà del padrone, gioiamo per la grazia di poter

lavorare nella vigna, gioiamo per la possibilità che altri fratelli che anche

all’ultimo possano accogliere la grazia che ci ha trasformati.
La bontà di Dio contagi la nostra vita, in modo da rendere la nostra giornata

lavorativa, sin d’ora, immagine di quella gioia che il Signore riverserà nei

nostri cuori forgiati dalla fatica dell’amore.

Il nostro Dio, mite e umile di cuore, che vivrà questa pagina dall’albero della

croce accogliendo il buon ladrone, ci faccia uscire dalle ristrettezze di una

fede “sindacale” per percepire, almeno un poco, quale braciere d’amore e di

bontà è il suo cuore; impariamo dal Signore, che è mite e umile di cuore.

Quando la smetteremo di usare la calcolatrice nel relazionarci fra di noi e con

Dio, capiremo cosa significa diventare discepoli.
Il Regno è gratis, non fatevi fregare.

Certo amici, non dobbiamo spendere nulla per entrare nel Regno è “gratis” serve

solo essere coerenti e misericordiosi, niente di più, buona Domenica Fausto.

venerdì 18 settembre 2020

Il Vangelo del Sabato 19 Settembre 2020

 


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.

San Gennaro, Vescovo e Martire.

Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15,35-37.42-49)

Fratelli, qualcuno dirà: «Come risorgono i morti?

Con quale corpo verranno?». Stolto!

Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore.

Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice

chicco di grano o di altro genere.

Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge

nell'incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella

debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale.

Se c'è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale.

Sta scritto infatti che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente,

ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.

Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.

Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo.

Come è l'uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l'uomo celeste,

così anche i celesti.

E come eravamo simili all'uomo terreno, così saremo simili all'uomo celeste.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (8,4-15) anno pari.

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni

città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme.

Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del

cielo la mangiarono.

Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità.

Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono.

Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto».

Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola.

Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri

solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano.

Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio.

I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene

il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo,

siano salvati.

Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con

gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della

prova vengono meno.

Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada

facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita

e non giungono a maturazione.

Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con

cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La parabola del seminatore ci aiuta a capire la dinamica dell’annuncio del

Regno; da una parte ci rivela che Dio desidera che la sua Parola raggiunga

quanta più gente possibile e, perché ciò accada, non ha paura di esagerare,

gettando la semente addirittura sull’asfalto.

D’altra parte sta a noi accogliere o meno la parola annunciata, evitando che

l’avversario la strappi ancor prima che questa possa attecchire nella nostra

vita, per questo, ogni giorno medito e poi la metto a vostra disposizione sulla

pagina del nostro gruppo, lasciando che la spiga porti frutto, evitando di

lasciarla soffocare dalle preoccupazioni o dalla poca costanza.

Dio semina con abbondanza la sua Parola nella nostra vita, sta a noi lasciare

che cresca e maturi, fare in modo che porti frutto.

E quando porta frutto?

Quando ci riconosciamo nei terreni poveri, che non lasciano maturare la spiga,

quando abbiamo l’onestà e l’umiltà di riconoscere che troppo spesso siamo

incostanti e incoerenti, attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 17 settembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 18 Settembre 2020

 

Della 24° settimana del Tempo Ordinario.

San Giuseppe da Copertino, sacerdote.

Prima lettura dalla prima lettura di san Paolo apostolo ai Corinzi (15,12-20)

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni

tra voi che non vi è risurrezione dei morti?

Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto!

Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota

anche la vostra fede.

Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo

testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha

risuscitato, se è vero che i morti non risorgono.

Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non

è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.

Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.

Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da

commiserare più di tutti gli uomini.

Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (8,1-3) anno pari.

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando

la buona notizia del regno di Dio.

C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi

e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni;

Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre,

che li servivano con i loro beni.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Grazie a questi tre versetti veniamo a conoscenza del fatto che nel gruppo

più stretto dei discepoli c’erano anche delle donne che vivevano con il

gruppo dei seguaci itineranti.

Collaboratrici a tutti gli effetti, non badanti degli apostoli o colf del Nazareno!

Alle donne Gesù affiderà il compito essenziale dell’annuncio della sua resurrezione

dai morti; il loro compito è fondamentale per lo sviluppo della fede cristiana!

Cosa di difficile comprensione anche oggi, ed assolutamente inaccettabile in

una cultura chiusa in cui una donna non aveva diritto di parola in pubblico, non

poteva uscire di casa da sola, figuriamoci dormire fuori dalle mura domestiche!

Gesù è un uomo libero e ci porta a diventare liberi, a superare le distinzioni di

genere, a scavalcare e confondere i ruoli.

Davanti a Dio non c’è più né uomo né donna, giudeo o greco, schiavo o libero.

Diventiamo capaci di vivere da liberi e di liberare, superiamo gli steccati delle

culture per abbracciare la novità sconcertante del Vangelo, facendoci

aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 16 settembre 2020

Il Vangelo del Giovedì 17 Settembre 2020


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
San Roberto Bellarmino, Vescovo e Dottore della Chiesa.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15,1-11)
Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel
quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l'ho annunciato.
A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè che Cristo
morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo
giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior
parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.
Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.
Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato
apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.
Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.
Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (7,36-50) anno pari.
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui.
Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella
casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui,
piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli,
li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un
profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa».
Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli
doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta.
Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due.
Chi di loro dunque lo amerà di più?».
Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più».
Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna?
Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi
ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato
di baciarmi i piedi.
Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo.
Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.
Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona
anche i peccati?».
Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù vuole salvare la peccatrice e Simone il fariseo.
Entrambi sono delle prostitute; la donna si concede per poter sopravvivere
e sopporta il pesante giudizio dei benpensanti e degli uomini religiosi.
Simone cerca approvazione e manifesta la sua apertura mentale invitando
il discusso rabbino che ridicolizza i farisei.
E Gesù li salva entrambi con delicatezza; va al di là dell’apparenza con
la donna che compie una serie di gesti ambigui e scabrosi.
Sciogliersi i capelli era un gesto intimo riservato al talamo, impensabile
compierlo in pubblico.
Ma non c'è seduzione nel suo gesto; è l’unico ambiguo linguaggio che
la donna conosce.
Gesù lo sa e lo apprezza, va al di là dell’apparenza e lo accoglie come
manifestazione d’amore.
Simone è una bella persona ma esprime giudizi taglienti.
Il suo ragionamento contorto sfocia in una certezza; Gesù certamente
non è un profeta e questi, per salvarlo si appella alla sua giustizia senza
umiliarlo, senza rimproverarlo sarà Simone a giudicare Simone.
Geniale amici, ma è successo anche a me e, solo la preghiera ed il Vangelo,
mi hanno aiutato a comprendere i miei errori.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 15 settembre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 16 Settembre 2020


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
San Cornelio, Papa e Cipriano, Vescovo, Martiri.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (12,31-13-13)
Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi.
E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei
come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la
conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non
avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne
vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non
si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non
si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra
della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.
Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà.
Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo.
Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece
vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora
conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità.
Ma la più grande di tutte è la carità!
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (7,31-35) anno pari.
In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione?
A chi è simile?
È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo
suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino,
e voi dite: “È indemoniato”.
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione
e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Siamo un popolo di incontentabili, siamo sempre scontenti di ciò che abbiamo,
passiamo il tempo a lamentarci.
Come i bambini che litigano e non si mettono d’accordo sul gioco da fare,
anche noi abbiamo sempre pronta un’interminabile lista di cose che Dio
dovrebbe fare per far bene il proprio mestiere!
I giudei accusavano il Battista di esagerare nel suo insegnamento
e Gesù di essere un festaiolo!
Come spesso facciamo anche noi!
Nei confronti di Dio, anzitutto, che sarà buono e onnipotente ma fa
delle cose veramente incomprensibili!
Per non parlare del Papa e della Chiesa!
Se facciamo di noi stessi il punto di riferimento dell’universo, tutto ci
sembra inadeguato, da cambiare.
Il nostro mondo si sta imbarbarendo, assistiamo al declino della nostra
civiltà e il livello dello scontro è altissimo in tutti i campi, tutti hanno urgenza
di esprimere un’opinione autorevole (quasi sempre improvvisata).
E se la piantassimo?
Certo non sarà facile, ma almeno proviamoci facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 14 settembre 2020

Il Vangelo del Martedì 15 Settembre 2020


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
Beata Vergine Maria addolorata. 
Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (5,7-9)
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti
grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno
abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto,
divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-28) anno pari.
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse
alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».
E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Maria sta sotto la croce.
Sta, dimora, non si muove, non fugge.
Non urla la sua rabbia verso un Dio che promette e non mantiene, non si ribella
come ci si attende all’epilogo assurdo e drammatico della vicenda del Nazareno.
Suo Figlio.
Dimora, irremovibile nella fede.
In quel momento solo lei e pochi altri rappresentano la Chiesa.
Si sono stancati i discepoli, sono fuggiti gli apostoli, la nascente Chiesa si è
sbriciolata al primo soffio di vento.
Maria no.
La prima che ha creduto non cede, dimora, resta ai piedi della croce.
E quel dimorare l’ha fatta diventare icona di speranza per quanti, nella storia,
hanno vissuto momenti tragici.
Quando il dolore ci interrompe la vita e sembra cancellare ogni cosa, Maria ci
sostiene e ci aiuta a non cedere, a dimorare, a credere.
A lei affidiamo la nostra vita nel momento della prova, per imparare ad attendere
la resurrezione, con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.