martedì 7 luglio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 8 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal secondo libro del profeta Osèa (10,1-3.7-8.12)
Vite rigogliosa era Israele, che dava sempre il suo frutto; ma più abbondante
era il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più ricca era la terra, più belle
faceva le sue stele.
Il loro cuore è falso; orbene, sconteranno la pena!
Egli stesso demolirà i loro altari, distruggerà le loro stele.
Allora diranno: «Non abbiamo più re, perché non rispettiamo il Signore.
Ma anche il re, che cosa potrebbe fare per noi?».
Perirà Samarìa con il suo re, come un fuscello sull'acqua.
Le alture dell'iniquità, peccato d'Israele, saranno distrutte, spine e cardi cresceranno
sui loro altari; diranno ai monti: «Copriteci» e ai colli: «Cadete su di noi».
Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un
campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda
su di voi la giustizia.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,1-7)
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli
spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo
fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo;
Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone
il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e
non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute
della casa d'Israele.
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È l’evangelista Marco a redigere per primo quell’elenco.
Gesù che chiama a sé quelli che Egli volle per stare con Lui.
È l’iniziativa libera del Maestro che contraddice la prassi dei rabbini della sua
epoca; è Lui che chiama, non i discepoli che lo scelgono.
Ma a questa libera chiamata, iniziativa di Dio, corrisponde una libera risposta.
Questa è Chiesa; l’insieme di coloro che hanno accolto l’invito del Signore
a far parte del suo gruppo.
Non ci siamo scelti, è il Cristo che ci ha scelti e che ci ha chiesto e ci chiede
di restare con Lui, di dimostrare nella sua Parola, di portare il Vangelo e di
guarire gli indemoniati.
La Chiesa non è il club di coloro che si appassionano alle cose religiose,
ma l’esperienza faticosa, spesso, della compagnia di Dio agli uomini.
Vogliamo farne parte amici, di questa compagnia?
Benissimo, io ho formato un gruppo di amicizie, ed ogni giorno ci troviamo
per parlare con il Signore, attraverso la Parola del Vangelo, ed è molto gratificante
dialogare con tante persone, che come me, si sono innamorate a questa iniziativa,
se volete farne parte basta cliccare su “La Parola del Signore ogni giorno”.
Ed è questo di cui ho parlato pocanzi, non l’ho voluta io questa iniziativa,
ma è stato il Signore, attraverso diversi imput che ho ricevuto ed a persone
di Chiesa, che mi hanno spronato ad avviare questa iniziativa, ma soprattutto,
con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 6 luglio 2020

Il Vangelo del Martedì 7 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Osèa (8,4-7.11-13)
Così dice il Signore: «Hanno creato dei re che io non ho designati; hanno
scelto capi a mia insaputa.
Con il loro argento e il loro oro si sono fatti idoli, ma per loro rovina.
Ripudio il tuo vitello, o Samaria!
La mia ira divampa contro di loro; fino a quando non si potranno purificare?
Viene da Israele il vitello di Samaria, è opera di artigiano, non è un dio: sarà
ridotto in frantumi.
E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta.
Il loro grano sarà senza spiga, se germoglia non darà farina e, se ne produce,
la divoreranno gli stranieri.
Èfraim ha moltiplicato gli altari, ma gli altari sono diventati per lui
un’occasione di peccato.
Ho scritto numerose leggi per lui, ma esse sono considerate come qualcosa di estraneo.
Offrono sacrifici e ne mangiano le carni, ma il Signore non li gradisce; ora
ricorda la loro iniquità, chiede conto dei loro peccati: dovranno tornare in Egitto».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,32-38) anno pari.
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato.
E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare.
E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!».
Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe,
annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come
pecore che non hanno pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; non abbiamo mai visto persone ammutolite
dalla vita imparare a confidarsi a raccontare le proprie emozioni, a parlare di sé,
a trovare le parole, illuminati dalla Parola.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; persone guarite nel profondo, rese libere dal Vangelo.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; un Dio compassionevole, attento al nostro dolore,
alle nostre paure, che vede quanto siamo sbandati, che sa quanto dolore portiamo nel cuore.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; che Dio decida di guarire la nostra solitudine
inventando la Chiesa (non gli uomini di chiesa, che è un’altra cosa), che è la compagnia
di Dio agli uomini.
Questo siamo chiamati a diventare; non struttura, non organizzazione, ma profezia
di un mondo altro e alto, di un modo diverso di vivere insieme, di crescere e costruire
il sogno di Dio.
Dio non toglie il dolore del mondo, ma abita il mondo attraverso uomini e donne
che, pur davanti al dolore, hanno accolto, raccontano e vivono giorno per giorno,
questo nostro Dio.
Vogliamo anche noi amici, raccontare quello che il Signore fa per ognuno di noi
ogni giorno, allora diamoci da fare, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 5 luglio 2020

Il Vangelo del Lunedì 6 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
S. Maria Goretti, vergine e martire.
Prima lettura dal libro del profeta Osèa (2,16.17b-18.21-22)
Così dice il Signore: «Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò
al suo cuore.
Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì
dal paese d'Egitto.
E avverrà, in quel giorno-oracolo del Signore-mi chiamerai: "Marito mio",
e non mi chiamerai più: "Baal, mio padrone".
Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto,
nell'amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu
conoscerai il Signore».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,18-26) anno pari.
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò
dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano
su di lei ed ella vivrà».
Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò
alle spalle e toccò il lembo del suo mantello.
Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata».
Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata».
E da quell'istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù
disse: «Andata via!
La fanciulla infatti non è morta, ma dorme».
E lo deridevano.
Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò.
E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Vuole solo toccare il lembo del mantello, l’emorroissa.
Una vita di malattia e di isolamento; se già il flusso mestruale rendeva
impura una donna, figuriamoci un problema come quello descritto!
Impura e condannata a non avere relazioni; il solo contatto fisico poteva
trasmettere l’impurità rituale.
Una norma frutto dell’approssimativa conoscenza scientifica dell’epoca.
E lei trasgredisce una legge, toccando il Maestro, eppure lo fa.
A volte è necessario trasgredire per incontrare Dio e così avviene, non è lei
a contaminare il Signore, ma Gesù che contamina lei con la sua purezza.
Ora è guarita, ora è nuovamente donna.
Così come la ragazza data per morta che Gesù riporta in vita nonostante lo
scetticismo insormontabile degli amici del padre.
Il Signore, oggi, sana ogni nostra malattia interiore e riporta in vita il fanciullo
che abita in ciascuno di noi e che troppo spesso è mortificato dal mondo degli
adulti, perciò amici, ancora di più dobbiamo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 4 luglio 2020

Il Vangelo di Domenica 5 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Zaccarìa (9,9-10)
Così dice il Signore: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila,
figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l'arco
di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà
da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,9.11-13)
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito,
dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi.
Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che
ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per
mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere
secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete.
Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30) anno A
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,
e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il risorto, la Pentecoste, il vero volto di Dio comunione, il dono del pane di vita.
Il susseguirsi di queste grandi feste, memorie essenziali al nostro percorso
di fede, ci ha condotti alle porte dell’estate, che sarà problematico per paura
del contagio dal virus.
Il mese di luglio inizia riprendendo il Vangelo di Matteo, più o meno là dove
lo abbiamo lasciato, che ci accompagnerà nel cosiddetto tempo ordinario fino
alla fine di novembre.
Avremo così modo di conoscere meglio lo scriba diventato discepolo, avremo
modo di cogliere la sua personale esperienza al seguito di Gesù, lui, convinto
delle sue scelte, ricco e temuto e che ha lasciato tutto per trovare Tutto.
Estate alle porte; tempo forse di riposo per molti, ma non per tutti purtroppo.
Solo metà degli italiani andrà in vacanza, colpa della crisi economica che
continua a mietere vittime innocenti, a causa del coronavirus, mentre la nostra
classe dirigente divaga su temi sempre meno coinvolgenti per il mondo reale.
Le giornate battute dal sole, le città che si svuotano, la politica che abbandona
(temporaneamente) la pugnace e irrisolta polemica e si dà appuntamento a
settembre, le scuole chiuse, i campi-scuola estivi delle parrocchie.
Un tempo in cui non mandare in vacanza la fede, un tempo per ritrovarla, sotto
l’ombrellone, in un sentiero di montagna, nella penombra del proprio
appartamento in città.
È un momento difficile, per Gesù e anche per noi.
La moltiplicazione dei pani e dei pesci segna l’inizio della sua sconfitta; il discorso
del pane di vita ha messo in luce il progetto per molti incomprensibile del Maestro.
La folla non lo trova più molto simpatico e dubita della sua sanità mentale ma,
quel che è peggio, molti fra i suoi discepoli se ne vanno, anche i suoi famigliari
sono preoccupati per la piega che hanno preso gli eventi e cercano di portarlo
via per riportarlo alla ragione.
È qui che si situa lo splendido Vangelo di oggi.
Gesù si guarda attorno; lo sparuto gruppo dei discepoli rimasto è composto
da persone semplici, dagli umili disprezzati, dal popolino.
Gente dannata perché non conosce la Legge, dirà di loro il Sommo sacerdote.
Difficilmente un uomo semplice poteva anche solo conoscere gli oltre seicento
precetti della Legge orale, necessari alla salvezza.
Per i farisei, i puri, il popolo era inevitabilmente condannato perché ignorava
la Legge e non poteva comportarsi bene e piacere a Dio. Da ridere.
I poveri, i semplici, invece, sono per Gesù i destinatari del Regno.
I saggi non hanno capito nulla.
Non i farisei, non gli scribi, non i sadducei, non la classe sacerdotale, ma gli umili.
E Gesù esulta ed esalta la logica del Padre; Dio non premia i primi della classe
fortunatamente, ma coloro che non si aspettano nulla.
Beati i poveri.
Il mondo premia i ricchi e i buoni, gli intelligenti e i sapienti.
La spietata concorrenza, culturale ed economica prodotta dalla nostra società
emargina milioni di persone, li mette ai confini della storia.
Gli Stati Uniti possiedono il 25% della ricchezza mondiale, l’Africa l’1%.
I paesi emergenti, ex-terzo mondo, producono con tassi di crescita a due cifre
mentre la vecchia Europa arranca sui decimali.
Ma tutto questo ha un costo impressionante e la nuova ideologia globale,
l’economia liberista, accumula detriti umani.
Peggio; dalle nostre parti nemmeno il merito serve.
Giovani preparati, volenterosi, capaci sono marginalizzati, precarizzati, vivono
nel limbo lavorativo per colpa di una classe dirigente e politica arroccata,
autoreferenziale, miope ed arrogante.
Metà dei giovani avvocati e architetti d’Italia lavora gratis in grandi studi
con l’illusione di trovare una sistemazione decente.
A loro, agli sconfitti, ai perdenti, a quanti non hanno nulla se non il loro
desiderio, si rivolge Dio.
E ai tanti altri che vivono momenti di fatica, che hanno l’impressione di avere
perso un treno senza che nessuno dicesse loro l’orario del suo passaggio.
L’estate inizia così.
All’apice della crisi della missione di Gesù, Gesù scopre che proprio gli
sconfitti incrociano lo sguardo di Dio.
Cristo stesso sperimenta il fallimento, la precarietà.
Cristo stesso deve ridisegnare i suoi progetti, assecondare gli eventi e
illuminarli dal di dentro con la fede.
E ci invita a prendere il suo giogo su di noi, un giogo leggero, un peso che
condivide con noi.
La crisi può diventare opportunità perché nel dolore la verità si fa più chiara.
Il profeta incoraggia la figlia di Sion, il quartiere “figlio” della capitale
Gerusalemme sorto a Nord della città santa e abitato dai fuggiaschi del Nord,
nel 721, scampati alla furia dell’invasione assira.
Una quartiere povero, una baraccopoli che, come sogna Zaccaria, accoglie
l’arrivo di Dio in umile vesti.
Come dice la Bibbia, con forza, i poveri e i diseredati sono beati non per la
loro condizione, ma perché Dio parte da loro per incontrare l’umanità.
Non dobbiamo avere paura amici, anche se siamo in difficoltà, Dio cammina
insieme a noi, nella nostra povertà, Buona Domenica Fausto.

venerdì 3 luglio 2020

Il Vangelo del Sabato 4 Luglio 2020


Della 13° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Elisabetta di Portogallo.
Prima lettura dal libro del profeta Amos (9,11-15)
Così dice il Signore: «In quel giorno rialzerò la capanna di Davide, che è cadente;
ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine, la ricostruirò come ai tempi antichi,
perché conquistino il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è stato invocato
il mio nome.
Oracolo del Signore, che farà tutto questo.
Ecco, verranno giorni-oracolo del Signore-in cui chi ara s'incontrerà con chi
miete e chi pigia l'uva con chi getta il seme; i monti stilleranno il vino nuovo
e le colline si scioglieranno.
Muterò le sorti del mio popolo Israele, ricostruiranno le città devastate
e vi abiteranno, pianteranno vigne e ne berranno il vino, coltiveranno
giardini e ne mangeranno il frutto.
Li pianterò nella loro terra e non saranno mai divelti da quel suolo che
io ho dato loro».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,14-17)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli
dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi
discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché
lo sposo è con loro?
Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo
porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore.
Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si
spande e gli otri vanno perduti.
Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il vino nuovo del Vangelo rompe tutto, dilaga e allaga.
È talmente innovativo che nessuna riforma religiosa è in grado di contenerlo.
Il digiuno è nato per ricordarci la priorità dello spirito, per permetterci di
entrare in comunione con i fratelli e le sorelle che non mangiano tutti i giorni,
per domare le passioni.
Però spesso, nel passato, questa pratica ha finito per diventare un segno di
distinzione, un esercizio difficile per i super devoti, per i mistici da vetrina,
per sottolineare le differenze.
Gesù ribalta anche questa prospettiva; se il digiuno è segno di penitenza,
come possono fare penitenza gli invitati ad una festa di nozze!
Lo sposo è con noi, amici, sia la festa a dominare la nostra fede, non una
visione piccina e approssimativa della fede.
Togliamo dai nostri volti le espressioni tristi e macerate per lasciare spazio
al sorriso che nasce dall’incontro con lo sposo, e lasciamo che lo Spirito
e la preghiera facciano nuove tutte le cose!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 2 luglio 2020

Il Vangelo del Venerdì 3 Luglio 2020


Della 13° settimana del Tempo Ordinario.
San Tommaso apostolo.
Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (2,19-22)
Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi
e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti,
avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.
In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel
Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione
di Dio per mezzo dello Spirito.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,24-29) anno pari.
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne
Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non
metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco,
io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.
Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua
mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non
hanno visto e hanno creduto!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Tommaso è soprannominato didimo, cioè gemello.
Ci è simile negli aspetti negativi quando, come tutti i discepoli, fugge
davanti agli eventi dell’arresto e della crocifissione.
Ci assomiglia quando, tornato al Cenacolo, accoglie con freddezza la testimonianza
di Pietro e degli altri che gli annunciano di avere incontrato il Signore Risorto.
Anche noi siamo perplessi davanti all’incoerenza di una Chiesa che, spesso,
non vive ciò che proclama (vediamo i troppi scandali).
Ma, lo voglia il Signore, speriamo noi di essere simili a Tommaso nella sua
grande fede quando, pur non credendo all’annuncio dei suoi amici, resta con loro.
Non fugge, non fa lo schizzinoso, non pensa di essere migliore di loro.
E fa bene perché proprio per lui poi viene il Signore risorto invitandolo a credere
e a superare il suo dolore.
Grandissimo Tommaso!
Anch’io amici, mi sento il suo gemello, in tutto e per tutto, ma quanto ho
dovuto pregare per credere.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.