sabato 27 giugno 2020

Il Vangelo di Domenica 28 Giugno 2020


Della 13° Domenica del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal secondo libro dei Re (4,8-11.14-16a)
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era una donna facoltosa,
che l'invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava,
si fermava a mangiare da lei.
Essa disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che
passa sempre da noi.
Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci
un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare".
Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò.
Eliseo chiese a Giezi suo servo: "Che cosa si può fare per questa donna?".
Il servo disse: "Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio".
Eliseo disse: "Chiamala!".
La chiamò; essa si fermò sulla porta.
Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio".
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (6,3-4.8-11)
Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati
nella sua morte.
Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte,
perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre,
così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo
che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte;
ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42) anno A.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chi ama il padre o la madre più
di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di
me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa
mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi
accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli,
perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gridiamo sui tetti che il nostro Dio ha cura anche di un passerotto!
Urliamo con la nostra vita e la nostra speranza che il volto vero di Dio è diverso
da quello che le nostre paure proiettano nel nostro inconscio!
L’appassionata richiesta di Gesù è un invito pressante, uno sprone a fare come
Matteo, a lasciare tutte le nostre presunte certezze per seguire il Rabbì, un monito
ad uscire da un cristianesimo di sacrestia, a superare la troppo diffusa vergogna
del dichiararci cristiani.
Ora, però, dobbiamo armarci di pazienza e capire in profondità uno dei Vangeli
più impegnativi e liberanti della Bibbia.
La classifica dell’amore.
Ricordo un simpatico signore che, alla fine di una Messa in cui si era letto il
Vangelo di oggi, mi disse: “io sono molto evangelico; non sopporto mia suocera!”.
In effetti ciò che Gesù chiede è sconcertante; amarlo almeno come si ama una
moglie, un figlio, un padre.
In un altro spinosissimo punto del Vangelo Gesù dirà; amare Dio di più (che
in ebraico, lingua contorta, si dice: “Amare gli altri di meno”, cioè odiarli).
Io qui non ci capisco nulla; il Vangelo non ci svela forse il volto tenerissimo di
un Dio che ci conosce e ci ama nel profondo?
Un Dio talmente innamorato della vita dal voler diventare uomo?
Come può questo Dio che ci ha svelato la bellezza assoluta dei sentimenti umani,
l’armonia profonda che Egli ha messo nel cuore della Creazione, chiederci di
non vivere l’amore, l’esperienza più bella che possiamo fare su questa terra?
No amici, capiamola bene questa Parola.
Anzitutto Gesù ci dice che avere a che fare con Dio è nell’ordine dell’amore,
non nell’ordine del dovere e della morale.
Quando Lui, il Maestro, parla di Dio, sente il suo cuore vibrare nel profondo.
Non ha nulla a che vedere, il Dio di Gesù, con la noiosa e stanca ripetizione di riti
scaramantici, del rispetto acido e rigido di norme che tendono a giustificarmi.
Gesù ci sconcerta togliendo Dio dal vocabolario del Sacro e della Religione, per
piazzarlo in quello morbido e vellutato dell’innamoramento e degli affetti.
Gesù dice che fare esperienza di Lui significa innamorarsi.
Dirà, addirittura, che Egli è capace di dare più gioia della più grande gioia che
un essere umano possa sperimentare.
Gesù pretende di colmare il cuore del discepolo che lo cerca.
Amatevi, amici, cercate di crescere nella difficile arte dell’amore che lascia liberi
e che fa crescere, dell’amore che non possiede ma dona, dello sguardo che non
accaparra ma stima e rispetta.
E in quell’amore troverete la misura con cui Dio ci ama.
Se la tua esperienza di amante, di genitore, di figlio è splendida (e di questo loda
la vita), quanto più grande può diventare l’incontro col Signore!
Ma amare non è facile.
Sentiamo in noi il limite dell’amore, la fragilità del dono che vorremmo
realizzare e che, pure, è ambiguo, doloroso, crocifiggente.
Imparare ad amare costa molta fatica, liberarsi del piccolo dittatore che abita in
noi non è semplice, trovare un equilibrio che mi rende felice di ciò che ho scoperto
di essere, è un impegno che occupa un’intera vita.
La vita è difficile, a volte e, io amici ne so qualcosa.
Gesù ci chiede di affrontarla come viene, senza disperarsi, portando la croce
della contraddizione, pazientando nel saperci capaci di crescere.
Sulla croce si parla spesso a sproposito.
Vorrei chiarire alcune cose semplici.
Dio non manda la croce, e la croce non ci fa del bene.
La croce ce la dà la vita, la salute, gli altri, i nostri giri di testa.
Ma Dio no, non pensa che la croce sia educativa, non diciamo stupidaggini.
E’ come se un padre dicesse: “Visto che il dolore aiuta a crescere, taglio il
braccio a mio figlio!”.
Possiamo, come dice Gesù, far diventare la croce un’occasione di crescita,
una possibilità di andare all’essenziale.
Anche Gesù prenderà una croce, non frutto delle sue scelte, né conseguenza dei
suoi errori, e la trasfigurerà.
Essere discepoli, come Matteo, significa che il tesoro nel campo che egli ha
trovato vale qualsiasi fatica per possederlo e conservarlo…
Gesù dice che trovare Lui è l’esperienza più travolgente della vita e che vale
la pena di lasciare tutto per possederlo.
Che “perdere” la vita nel Signore non significa buttarla ma affidarla alla tenerezza
che guarisce il mondo.
I profeti camminano in mezzo a noi travestiti da operai, col volto anonimo del
mio collega d’ufficio, col volto stanco e provato della mamma di famiglia.
I profeti, spesso, non sanno di essere profeti e non sanno molto di teologia.
Vivono le esperienze della vita con serenità e libera rassegnazione, amando
dell’amore di cui sono capaci.
Persone che hanno dovuto dare tanto alla vita, non si disperano e vivono
cercando un senso al loro percorso.
E’ pieno di profeti, in giro, cercateli.
Chiedete allo Spirito che vi permetta di leggere i cuori, non le firme sui vestiti,
che vi aiuti a scrutare gli occhi, non le frasi ad effetto, che vi faccia cogliere
quanta potenza c’è nella vita di una persona, non quanti cavalli ci sono nel
motore della sua macchina.
E, dopo averli riconosciuti, date loro un bicchiere d’acqua fresca; il vostro
sorriso, un cenno di saluto, una stretta di mano, una battuta.
Così facendo accoglierete questo Dio che, ormai, si diverte a nascondersi
dietro gli occhi stanchi degli uomini autentici.
Doniamo la nostra vita al Signore amici, attraverso l’amore e faremo
esperienza di gioia, buona Domenica Fausto.

venerdì 26 giugno 2020

Il Vangelo del Sabato 27 Giugno 2020


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
S. Cirillo di Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa.
Prima lettura dal libro delle Lamentazioni (2,2.10-14.18,-19)
Il Signore ha distrutto senza pietà tutti i pascoli di Giacobbe; ha abbattuto nella
sua ira le fortezze della figlia di Giuda, ha prostrato a terra, ha profanato il suo
regno e i suoi capi.
Siedono a terra in silenzio gli anziani della figlia di Sion, hanno cosparso di cenere
il capo, si sono cinti di sacco; curvano a terra il capo le vergini di Gerusalemme.
Si sono consunti per le lacrime i miei occhi, le mie viscere sono sconvolte; si riversa
per terra la mia bile per la rovina della figlia del mio popolo, mentre viene meno
il bambino e il lattante nelle piazze della città.
Alle loro madri dicevano: «Dove sono il grano e il vino?».
Intanto venivano meno come feriti nelle piazze della città; esalavano il loro respiro
in grembo alle loro madri.
A che cosa ti assimilerò?
A che cosa ti paragonerò, figlia di Gerusalemme?
A che cosa ti eguaglierò per consolarti, vergine figlia di Sion?
Poiché è grande come il mare la tua rovina; chi potrà guarirti?
I tuoi profeti hanno avuto per te visioni di cose vane e insulse, non hanno svelato la
tua colpa per cambiare la tua sorte; ma ti hanno vaticinato lusinghe, vanità e illusioni.
Grida dal tuo cuore al Signore, gemi, figlia di Sion; fa' scorrere come torrente le
tue lacrime, giorno e notte!
Non darti pace, non abbia tregua la pupilla del tuo occhio!
Àlzati, grida nella notte, quando cominciano i turni di sentinella, effondi come
acqua il tuo cuore, davanti al volto del Signore; alza verso di lui le mani per la
vita dei tuoi bambini, che muoiono di fame all'angolo di ogni strada.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-17) anno pari.
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che
lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato
e soffre terribilmente».
Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio
tetto, ma di soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.
Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!",
ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!",
ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità
io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!
Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno
a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del
regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti».
E Gesù disse al centurione: «Va', avvenga per te come hai creduto».
In quell'istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre.
Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la
parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo
del profeta Isaìa: "Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie".
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù lascia Nazareth e sceglie di vivere a Cafarnao, capitale della Galilea.
E di qui annuncia che il regno di Dio è vicino, anzi è alle porte.
Alle parole fa seguire i gesti; guarisce i malati e conforta i deboli.
Si avvicina a Lui un centurione, uomo estraneo al culto e alle tradizioni di Israele.
Ha un servo malato.
Per questo viene da Gesù; non sa bene neanche come presentargli il caso.
È sufficiente però che metta un pò del suo cuore nelle mani di Gesù, per essere esaudito.
Gesù, infatti, legge nel cuore di quest’uomo e, con la generosità di chi sa
commuoversi, subito gli risponde che andrà a casa sua per guarire il suo servo.
Noi a questo punto forse avremmo approfittato di una generosità così gratuita.
Quel centurione, no.
Adesso si vergogna ancora di più; si trova davanti a se stesso, alla propria vita,
a un giudizio su di sé e con spontanea verità, dice che non è degno che il
Maestro si rechi da lui.
Si vergogna davanti a un uomo così buono.
E pronuncia quelle splendide parole, che ancora oggi ripetiamo nella
liturgia: “O Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì
soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”.
E il servo del centurione, guarisce sulla parola di Gesù.
Ma anche quell’uomo guarisce dopo il suo incontro con il Maestro, ha scoperto
di essere indegno, ma ha trovato chi lo ha compreso nel profondo.
Anche noi siamo indegni di riceve attenzione dal Signore, ma Lui ci dice che,
se crediamo alla sua Parola, anche noi saremo compresi nel profondo del nostro
cuore tante volte ferito, facendoci aiutare dalla preghiera 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 25 giugno 2020

Il Vangelo del Venerdì 26 Giugno 2020


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal secondo libro dei Re (25,1-12)
Nell'anno nono del regno di Sedecìa, nel decimo mese, il dieci del mese,
Nabucodònosor, re di Babilonia, con tutto il suo esercito arrivò a Gerusalemme,
si accampò contro di essa e vi costruirono intorno opere d'assedio.
La città rimase assediata fino all'undicesimo anno del re Sedecìa.
Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava la città e non
c'era più pane per il popolo della terra, fu aperta una breccia nella città.
Allora tutti i soldati fuggirono di notte per la via della porta tra le due mura,
presso il giardino del re, e, mentre i Caldèi erano intorno alla città, presero
la via dell'Aràba.
I soldati dei Caldèi inseguirono il re e lo raggiunsero nelle steppe di Gerico,
mentre tutto il suo esercito si disperse, allontanandosi da lui.
Presero il re e lo condussero dal re di Babilonia a Ribla; si pronunciò la sentenza
su di lui. I figli di Sedecìa furono ammazzati davanti ai suoi occhi; Nabucodònosor
fece cavare gli occhi a Sedecìa, lo fece mettere in catene e lo condusse a Babilonia.
Il settimo giorno del quinto mese-era l'anno diciannovesimo del re Nabucodònosor,
re di Babilonia-Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò
in Gerusalemme.
Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme;
diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili.
Tutto l'esercito dei Caldèi, che era con il capo delle guardie, demolì le mura
intorno a Gerusalemme.
Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in
città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine.
Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come
agricoltori.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (8,1-4) anno pari.
Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore,
se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!».
E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va' invece a mostrarti
al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù ha parlato sul monte, davanti a una grande folla.
È stato un discorso lungo, iniziato capovolgendo regole e consuetudini.
Ha chiamato beati i poveri, gli afflitti, i miti e quelli che hanno fame e sete di giustizia.
Ora scende dalla montagna e guarda ancora con commozione e simpatia la gente
che continua ad andargli incontro.
Sembrano come un gregge sbandato in cerca di un pastore.
Sbuca da un lato un lebbroso che gli si inginocchia davanti.
È un incontro imprevisto, di quelli per cui spesso proviamo fastidio, anche
perché inaspettato.
Gesù ci insegna a essere compagni di strada di tutti, a non guardare con diffidenza
nessuno dei tanti compagni di viaggio che si avvicinano a noi non invitati.
Quel lebbroso è un uomo disprezzato che nessuno ha potuto (o voluto) aiutare.
Costui prega confessando la sua lebbra ma, assieme, anche la sua fede in
Lui; “bussate e vi sarà aperto”, subito apre la porta della sua misericordia e,
tocca con la mano il lebbroso (non ha avuto paura di contagiarsi), e gli parla.
E la lebbra scompare.
Gesù non ha avuto paura, se ne prende cura e, gli dice parole di affetto.
Gesù mostra ai suoi discepoli e a noi, come stare accanto a chi ha bisogno
di aiuto, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 24 giugno 2020

Il Vangelo del Giovedì 25 Giugno 2020


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal secondo libro dei Re (24,8-17)
Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme.
Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn.
Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre.
In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a
Gerusalemme e la città fu assediata.
Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi
ufficiali l’assediavano.
Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi
ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece
prigioniero nell’anno ottavo del suo regno.
Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece
a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio
del Signore, come aveva detto il Signore.
Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero
di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra.
Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia
la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese.
Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri,
in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li
condusse in esilio a Babilonia.
Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattanìa suo zio,
cambiandogli il nome in Sedecìa.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (7,21-29) anno pari.
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore,
Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio
che è nei cieli.
In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato
nel tuo nome?
E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni?
E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”.
Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti.
Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a
un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a
un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono
su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo
insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non
come i loro scribi.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù non si appella ad un ruolo, non fa valere la sua autorità; vuole
convincere, non costringere.
E ciò che dice, pur essendo tagliente, è liberante.
Non basta dirsi discepoli, non basta dedicare la vita al Vangelo, non basta
avere continuamente il nome di Dio sulle labbra.
Non basta.
Misuriamo la nostra fede quando siamo messi alla prova, quando le vicende
della vita ci scuotono dalle radici, quando sentiamo che il mare ingrossa
e rischiamo di affondare.
Succede a tutti, anche ai discepoli, io per primo amici.
Anche ai buoni discepoli, è umano.
Periodi in cui la sorte sembra accanirsi contro di noi; salute, affetti,
lavoro, affari, tutto in salita, tutto in negativo.
È allora che verifichiamo se la nostra vita è costruita sulla sabbia.
O sulla roccia della Parola.
Non possiamo saperlo, finchè le cose vanno discretamente bene.
Conserviamo la speranza, allora, accogliamo quotidianamente la Parola con
fede perché rinsaldi le nostre piccole vite.
E qui amici, vi posso assicurare che è tremendamente tutto vero, perché, penso
che molti di voi nel 2018 a causa del nostro trasloco, per tre mesi non avete
trovato il Vangelo come faccio tutti i giorni sul mio profilo e, la scusa è stata
quella dell’apertura della linea telefonica nella nuova casa e, tanti di voi mi
chiedevano se era successo qualcosa!
Era vero, era successo qualcosa di tremendamente brutto nella mia famiglia,
magari tanti di voi pensano che io sia una persona forte, no, anch’io sono
debole come tutti, anch’io vado in crisi come tutti, come allora, quando ho
fatto quattro mesi da inferno, non riuscivo neanche ad andare in Chiesa,
non riuscivo a dormire, ero disperato, passavo le notti a piangere e chiedermi
perché, e sembrava non ci fossero risposte, che il Dio che amavo fosse
scomparso dalla mia vita.
Non era così, Lui c’è sempre stato, ero io che mi ero chiuso nella paura,
ma ora posso dirvi che, proprio la Parola del Signore e la preghiera
mi hanno salvato, ecco perché sono tanto innamorato della Parola.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

Il Vangelo del Mercoledì 24 Giugno 2020


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
Natività di S. Giovanni Battista.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (49,1-6)
Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno
materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all'ombra della sua
mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per
ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele-poiché ero stato onorato dal
Signore e Dio era stato la mia forza-e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio
servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino
all'estremità della terra».
Parola di Dio.
Seconda lettura dagli Atti degli Apostoli (13,22-26)
In quei giorni, [nella sinagoga di Antiòchia di Pisìdia,] Paolo diceva: «Dio
suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: "Ho
trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti
i miei voleri".
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per
Israele, Gesù.
Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione
a tutto il popolo d'Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: "Io non sono quello che voi pensate!
Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali".
Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio,
a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66.80) anno pari.
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.
I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua
grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo
con il nome di suo padre, Zaccarìa.
Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».
Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome».
Tutti furono meravigliati.
All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della
Giudea si discorreva di tutte queste cose.
Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà
mai questo bambino?».
E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito.
Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Giovanni il rude asceta del deserto, Giovanni il tagliente predicatore, Giovanni
che è disposto a morire per mantenere fede alla sua missione di verità, Giovanni
che prepara e dispone il popolo all’accoglienza del Messia ma che, teneramente,
resta lui per primo spiazzato dall’originalità di questo Messia.
D’altronde, come biasimare Giovanni?
È il più grande dei profeti ma anche il più sfortunato; invita a conversione,
grida e minaccia, indica un Messia vendicativo, con l’ascia pronta a tagliare
l’albero che non produce frutto, e poi arriva Gesù, che invece di abbattere
accarezza e pota l’albero per fargli portare più frutto!
Ci impressiona il fatto che Giovanni sia spiazzato dall’inattesa tenerezza di Dio;
anche lui deve arrendersi alla contrologica del Dio d’Israele.
I profeti esistono ancora, sono presenti in mezzo a noi.
Uomini e donne che vivono il Vangelo con tale coinvolgente semplicità e
convinzione da diventare un segno di conversione per noi tutti e, per questo
dobbiamo sempre pregare il Signore.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.