sabato 2 maggio 2020

Il Vangelo di Domenica 3 Maggio 2020


Della 4° Domenica di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (2,14.36-41)
[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta
parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito
Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli
altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel
nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono
dello Spirito Santo.
Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani,
quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da
questa generazione perversa!».
Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno
furono aggiunte circa tremila persone.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (2,20b-25)
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà
gradito davanti a Dio.
A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi
un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò
inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non
minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo
più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode
delle vostre anime.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10) anno A.
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto
delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.
Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue
pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse,
e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché
non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono
la porta delle pecore.
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore
non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato;
entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto
perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Al tempo di Gesù le pecore venivano radunate durante la notte e chiuse in
un basso recinto fatto di pietre accatastate.
A volte, ad aumentare un pò la sicurezza, di aggiungeva una fila di rovi spinosi,
in modo da impedire ai ladri e ai lupi di accedere e di fare scempio del gregge.
Il recinto, normalmente, sorgeva nei pressi del villaggio e radunava le pietre di
numerosi proprietari.
A turno, poi, questi si alternavano per la veglia della notte; si ponevano nell’unica
apertura del recinto di pietre e, seduti, si appoggiavano con la schiena ad uno
stupite e con le gambe rannicchiate chiudevano il passaggio; diventavano loro
stessi la “porta” del recinto.
Impedivano così ai malintenzionati di avvicinarsi.
Sul fare del mattino, quando arrivavano i singoli proprietari, bastava una voce
per svegliare le proprie pecore che, a questo punto, venivano lasciate passare
per andare a pascolare.
Avendo ora davanti agli occhi questa immagine capiamo meglio l’allegoria
usata da Gesù nel decimo capitolo del vangelo di Giovanni e che leggiamo
ogni anno, dividendola in tre parti, durante la quarta domenica di Pasqua.
Gesù è quel pastore che passa la notte a vegliare, accovacciato all’apertura
del recinto di pietre, diventando Egli stesso la porta che lascia passare solo
chi ha a che fare con le pecore e tiene lontano i nemici, i briganti, i ladri.
Le pecore fanno gola a molti, allora come oggi.
Noi pecore, spesso, veniamo coinvolte da persone cui non stiamo a cuore.
Dai politici che hanno bisogno del voto dei cattolici, come se esistesse un
voto dei cattolici!
Da alcuni che pensano sempre di coinvolgere i cristiani a diventare gli infermieri
della Storia per tamponare le gravi inadempienze di uno Stato ormai allo sbando,
che pensa che noi siamo pecoroni da manipolare a suo piacimento, in particolar
modo, in questo periodo di pandemia, dove ci tengono all’oscuro di tutto e
chiudendoci in casa per ridurci alla fame.
Molti, troppi, si avvicinano a noi con seconde intenzioni, a volte, purtroppo,
all’interno della stessa Chiesa.
Come i devoti del tempo, i sacerdoti e i farisei, che trattavano le pecore come
dei beoti da indottrinare e condurre, come persone senza spina dorsale da usare
come specchio del proprio ego spirituale.
Come chi pensa di ottenere un tornaconto dalle pecore, veri mercenari.
Guardate quant’è semplice osannare le parole di papa Francesco.
Senza ascoltarle.
E i potenti della terra che fanno a gara per esaltarlo senza mettere in pratica
una sola delle cose che dice in maniera così diretta e dura? Ma dai!
Stiamo sereni, però, Gesù è la porta.
Se lo lasciamo vegliare, se diventa Lui il criterio attraverso cui giudicare
ogni cosa, possiamo restare tranquilli.
Gesù cambia immagine; Egli è il pastore.
Un buon pastore. Un bel pastore.
Uno che sa fare il suo mestiere, che sa dove condurre le pecore, che le conosce
una per una, senza farne un gregge anonimo.
Pecore che lo riconoscono quando parla.
La voce è la grande protagonista di Gesù risorto.
Attraverso la sua voce i discepoli riescono ad entrare nella nuova dimensione in
cui Gesù è entrato.
Solo ascoltando possiamo riconoscere la sua presenza.
Arde il nostro cuore nell’ascoltare le sue Parole, oggi e sempre.
Diventiamo uditori attenti ed intelligenti della Parola, specialmente ora che i ladri
di religione ci hanno chiuso le Chiese, in essa riconosciamo il nostro Pastore.
Il nostro cuore non mente; Lui solo sappiamo ascoltare perché a Lui solo stiamo a cuore.
Non agli altri uomini, non alla società, ma a Dio che, solo, mi ama liberamente.
Non è come gli altri, il Signore, mercenari che ci amano per averne un
tornaconto, quasi sempre.
Ci ama liberamente e amandoci ci rende liberi di amare. Ci ama gratis.
Gesù è venuto a chiamarci per nome, per condurci al Padre.
Chiede ai suoi discepoli un rapporto personale, intimo, coinvolgente.
Gesù chiama le pecore per nome e le pecore riconoscono la sua voce, perché
è una voce che parla direttamente al cuore, che salva, che riempie, che consola,
che scuote, che dona energia, che perdona, che inquieta, che sconcerta, che
porta a verità, alla verità tutta intera.
Cosa abbiamo da temere?
Nessuno ci può strappare dalla mano del Padre.
Il guardiano gli apre.
Il guardiano del gregge sa di non essere Lui il pastore, ma di avere ricevuto
il compito e l’onore, il peso e la gioia, la croce e la gloria di vegliare sul gregge
in attesa dell’arrivo del pastore.
No, non sa dove siano i pascoli erbosi, è solo un guardiano, anch’egli chiamato
a custodire il proprio cuore nell’attesa della venuta del Maestro.
Anch’egli in attesa trepidante di ascoltare la voce del Maestro.
Così siano i nostri preti. Anch’essi pecore.
Anch’essi cercatori fragili e impotenti.
Eppure colmi di attesa e di speranza.
Che sanno amare il gregge dell’amore del pastore, in attesa, loro e noi, di
ricevere il Risorto.
Gioite, cercatori di Dio. Esultate, anime in pena!
Rinsaldate le ginocchia vacillanti, gregge di Dio.
Non pecoroni, non beoti, non rassegnati, non storditi dal delirio della
contemporaneità, ma amati e chiamati per nome, portati a salvezza e
libertà dall’Unico che vi conosce!
Gioisci, Chiesa di Dio, sogno del risorto, passione dell’incarnato,
tormento dei discepoli!
Tu Chiesa, capace di Dio, chiamata a vegliare con sincero amore il gregge
dell’umanità tu, guardiana, non mercenaria, ansiosa di aprire le porte e, di
indicare il Cristo a chi cerca la vita in abbondanza!
Ai discepoli il Signore chiede una vita più piena, più vera, non una mezza vita
come alcuni stolti credono (anche tra i discepoli!), una vita donata in abbondanza.
Santa Domenica pecorelle del Signore, nella speranza che presto lo andremo a
ricevere nell’Eucaristia Fausto.

venerdì 1 maggio 2020

Il Vangelo del Sabato 2 Maggio 2020


Della 3° settimana di Pasqua.
S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (9,31-42)
In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa:
si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello
Spirito Santo, cresceva di numero.
E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli
che abitavano a Lidda.
Qui trovò un uomo di nome Enèa, che da otto anni giaceva su una barella
perché era paralitico.
Pietro gli disse: «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto».
E subito si alzò.
Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore.
A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità-nome che significa Gazzella-la
quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine.
Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì.
La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore.
E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là,
gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!».
Pietro allora si alzò e andò con loro.
Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte
le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella
confezionava quando era fra loro.
Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto alla salma,
disse: «Tabità, àlzati!».
Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere.
Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove
e la presentò loro viva.
La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,60-69) anno pari.
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa
parola è dura!
Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo,
disse loro: «Questo vi scandalizza?
E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?
È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto
sono spirito e sono vita.
Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi
era colui che lo avrebbe tradito.
E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli
è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano
più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».
Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo?
Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che
tu sei il Santo di Dio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Se ne va la folla, e fa benissimo.
Come si fa a star dietro alla valanga di parole che ha detto?
E alle cose che chiede?
E al volto di Dio inatteso e incredibile che professa?
Anche noi siamo così; fino a quando Dio ci riempie la pancia va tutto bene,
siamo soddisfatti, Dio è buono, il mondo è magnifico.
Ma appena Dio diventa esigente, chiede qualcosa di più forte, allora tutto
cambia; preferiamo andarcene piuttosto che continuare ad ascoltare.
È duro il Vangelo, e ti destabilizza, perchè negarlo?
È esigente, perciò, nella storia, abbiamo continuato ad annacquarlo, a modificarlo,
a interpretarlo a nostro comodo.
Sono suoi discepoli coloro che se ne vanno; il Signore sempre ci lascia liberi, sempre.
Gli apostoli, storditi, non sanno che fare, non sanno che dire.
Nell’arco di poco tempo sono passati dalla gloria al fango; qui finisce la brillante
carriera del Maestro.
E Gesù, immenso, libero, straordinario, si gira verso di loro; volete andarvene anche voi?
Non li supplica di restare, preferisce restare solo piuttosto che tradire il volto del Padre.
E voi amici, cosa volete fare; restate o volete andarvene anche voi?
Io sono rimasto e, ne sono veramente contento, anche se mi è servita tanta preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 30 aprile 2020

Il Vangelo del Venerdì 1 Maggio 2020


Della 3° settimana di Pasqua.
San Giuseppe lavoratore.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (9,1-20)
In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del
Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe
di Damàsco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme
tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco,
all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce
che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?».
Rispose: «Chi sei, o Signore?».
Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti!
Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti,
sentendo la voce, ma non vedendo nessuno.
Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla.
Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco.
Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C'era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione
gli disse: «Ananìa!».
Rispose: «Eccomi, Signore!».
E il Signore a lui: «Su, va' nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda
un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un
uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista».
Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti quanto
male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme.
Inoltre, qui egli ha l'autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti
quelli che invocano il tuo nome».
Ma il Signore gli disse: «Va', perché egli è lo strumento che ho scelto per me,
affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d'Israele; e io gli
mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello,
mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che
percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo».
E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista.
Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito
nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,52-59) anno pari.
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può
costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del
Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo
risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche
colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono
i padri e morirono.
Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il discorso che fa Gesù è insostenibile; la folla, in fondo, cercava solo qualche
rassicurazione, sperava di avere trovato una soluzione al quotidiano problema
del cibo, sarebbe stata disposta anche a far incoronare Gesù re d’Israele (chi di
noi non voterebbe un governo che ci regala il cibo e la casa?).
E invece no, Gesù si è infilato in una feroce disputa sul senso della vita,
sull’unico pane che vale la pena di mangiare, altro che.
La folla è stordita, non capisce più; per accedere al Padre che vuole la
salvezza per i suoi figli bisogna credere in Gesù.
E sia. E questo, così dice il Nazareno, ci apre ad una nuova dimensione di
vita eterna che inizia sin da ora. E sia.
E per dimorare in Dio occorre nutrirsi del cibo che è la presenza stessa di Gesù.
No, qui non ci si capisce più.
Cosa chiede il Signore, di diventare tutti dei cannibali?
Di nutrirsi della sua carne e del suo sangue?
La folla ora tentenna e se ne va e, noi con loro. Perché?
Perché non abbiamo ancora capito cosa vuol dire il mistero della S. Messa,
per questo entriamo in crisi a sentire queste cose.
Invece è vero, quando andiamo a ricevere l’Eucaristia, misticamente,
riceviamo il corpo e il sangue di Cristo, tutto qui, vi sembra poco?
A me no, perché, quando durante la S. Messa, come accolito, offro a chi si
accosta all’altare per ricevere l’Ostia consacrata, credetemi amici, mi tremano
ancora dopo tanto tempo le gambe dall’emozione, nel sentire fra le mie mani
il corpo di Cristo, perciò, fatevene una ragione, in quel pezzo di pane c’è proprio
il corpo del Signore, avete ancora dei dubbi, fatevi aiutare dalla preghiera.
Ed adesso che ci viene negata per colpa del coronavirus, dicono, si sente tantissimo
la mancanza di quel corpo e di qual sangue, speriamo di poter aver presto la
possibilità di poterlo gustare, perciò, preghiamo.   
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 29 aprile 2020

Il Vangelo del Giovedì 30 Aprile 2020


Della 3° settimana di Pasqua.
S. Pio 5°, papa.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (8,26-40)
In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va' verso
il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta».
Egli si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etìope, eunùco, funzionario di
Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per
il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaìa.
Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va' avanti e accòstati a quel carro».
Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci
quello che stai leggendo?».
Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?».
E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.
Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: "Come una pecora egli fu
condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così
egli non apre la sua bocca.
Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita".
Rivolgendosi a Filippo, l'eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo?
Di se stesso o di qualcun altro?».
Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù.
Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c'era dell'acqua e l'eunùco disse: «Ecco,
qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?».
Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunùco, ed egli lo battezzò.
Quando risalirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l'eunùco non
lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada.
Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava,
finché giunse a Cesarèa.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,44-51) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo
attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio".
Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto
il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita.
I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane
che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia
carne per la vita del mondo».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il pane di cui abbiamo bisogno è la scoperta di essere inseriti in un
grande progetto in cui Dio si manifesta come colui che salva.
E, dice Gesù, il fatto di essere affascinati, attirati dal Signore, è già segno
della bontà del Padre.
Cerchiamo colui che ci cerca, cercando la felicità, senza saperlo, siamo già
orientati verso Dio.
La vita dell’Eterno è già cominciata per ciascuno di noi, siamo già immortali;
scoprire il vero volto di Dio ci fa stare su questa terra con lo sguardo rivolto
alle cose invisibili, quelle più vere, quelle autentiche.
Chi si converte e orienta la propria vita al Vangelo vive già questa beatitudine;
la sua vita è uguale a quella degli altri, ma il suo modo di viverla e di goderla
è già impregnato di eternità e di luce sfolgorante.
E in questo percorso abbiamo un nutrimento che ci sostiene, un cibo che
ci permette di andare avanti, un pane spirituale che è la presenza stessa
di Gesù e della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 28 aprile 2020

Il Vangelo del Mercoledì 29 Aprile 2020


D
ella 3° settimana di Pasqua.
S. Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia e d’Europa.
Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1,5-2,2)
Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi
annunciamo: Dio è luce e in lui non c'è tenebra alcuna.
Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo
bugiardi e non mettiamo in pratica la verità.
Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli
uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.
Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati
e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola
non è in noi.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno
ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri,
ma anche per quelli di tutto il mondo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30) anno pari.
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,
e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile
di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il Padre rivela i suoi segreti d’amore solo al Figlio e a coloro a cui questi
vuole comunicarli.
I santi sono proprio questi amici di Gesù i quali ricevono tale intima rivelazione.
Per essere parte di tale numero e ricevere queste confidenze da parte del
Maestro non bisogna fare chissà quali cose, ma essere umili.
Infatti Dio non rivela i suoi segreti a chi è orgoglioso e pieno di sé.
Caterina da Siena ebbe a che fare con i nobili, i potenti e i papi del suo tempo;
eppure rimase sempre umile.
È proprio l’umiltà che ci rende disponibili ai piani di Dio, e ci rende come
creta malleabile tra le sue mani.
Queste sono le persone di cui Egli ha bisogno.
Se comprendiamo questo, la strada verso la nostra santificazione diventa
più chiara e pronta per essere percorsa con gioia.
Ma attenzione amici, lungo la strada ci sono anche i sassi, ed è facile inciampare,
per questo dobbiamo sempre farci aiutare dalla preghiera per non cadere.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 27 aprile 2020

Il Vangelo del Martedì 28 Aprile 2020


Della 3° settimana di Pasqua.
S. Pietro Chanel, sacerdote e martire.
S. Luigi Maria Grignon de Montfort, sacerdote.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (7,51-8,1a)
In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] «Testardi
e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza
allo Spirito Santo.
Come i vostri padri, così siete anche voi.
Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?
Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi
ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante
ordini dati dagli angeli e non l'avete osservata».
All'udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.
Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che
stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio
dell'uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme
contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo.
E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sàulo.
E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito».
Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato».
Detto questo, morì.
Saulo approvava la sua uccisione.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,30-35) anno pari.
In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché
vediamo e ti crediamo?
Quale opera fai?
I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede
loro da mangiare un pane dal cielo"».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato
il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero.
Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame
e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ha appena sfamato cinquemila famiglie a partire dalla merenda di un
generoso adolescente.
Non basta il segno grandioso appena compiuto?
Di quanti segni abbiamo bisogno per credere, infine?
Quanti segni dobbiamo riceve per convertire il nostro cuore?
A me amici, ne serve uno al giorno!
Perché Dio deve fare il saltimbanco e superare continuamente gli esami
a cui lo sottoponiamo?
Credo sia perché, per natura, siamo sospettosi.
La folla e noi, alza il tiro; certo, hanno visto il prodigio, ma Mosè, dice
la Scrittura, ha sfamato il popolo nel deserto con la manna per decenni.
Sperano di convincere Gesù a fare lo stesso, vagheggiano una sistemazione
definitiva, sognano la risoluzione del quotidiano problema della fame.
Cosa credono, di blandire Dio?
Di sfidarlo? Di giocare al rialzo?
Certo, sì!
Come facciamo noi, purtroppo.
Dio ha manifestato la sua potenza, nella nostra vita, ma il rischio concreto
è quello di chiedere di più, di volere ancora e ancora, di chiedere a Dio di
piegarsi alla nostra volontà, visto che noi non riusciamo a piegarci alla sua.
È un rischio concreto, io ne ho fatto esperienza, ma alla fina ho dovuto
cedere, facendomi aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.