martedì 4 febbraio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 5 Febbraio 2020


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
S. Agata, vergine e martire.
Prima lettura dal secondo libro di Samuèle (24,2.9-17)
In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le
tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io
conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila
uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli
disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa
del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad,
veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre
cose: scegline una e quella ti farò”».
Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di
carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni
di peste nella tua terra?
Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato».
Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia!
Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande,
ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan
a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone.
E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì
di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo.
Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho
agito male; ma queste pecore che hanno fatto?
La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6) anno pari.
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga.
E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose?
E che sapienza è quella che gli è stata data?
E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?
 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses,
di Giuda e di Simone?
E le sue sorelle, non stanno qui da noi?».
Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria,
tra i suoi parenti e in casa sua».
E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani
a pochi malati e li guarì.
E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È un rincorrersi di meraviglie e di stupori il Vangelo di oggi.
Si meraviglia la folla per l’eloquenza di Gesù.
Si meravigliano alcuni concittadini perché Gesù, il figlio di Giuseppe, fa il
predicatore senza averne il patentino, (come se servisse, per parlare del Signore).
Si meraviglia il Signore della loro incredulità.
Nella vita ci possiamo stupire per cose positive, per eventi che ci cambiano
l’orizzonte, per alcune scoperte, come la fede, che ci mettono letteralmente la ali.
Ma, purtroppo, ci possiamo anche stupire per le cose negative, infarciti dai
nostri pregiudizi religiosi.
Gesù non è sufficientemente qualificato per dire le cose che stupiscono.
E invece di guardare la luna, gli sciocchi di sempre guardano il dito che la indica.
Stupiamoci, oggi, per le tante cose belle che ci circondano e che riconosciamo
come immenso segno della bontà di Dio.
E che Dio non abbia a stupirsi, oggi, della nostra incredulità, della nostra poca fede.
Speriamo di no amici, se abbiamo qualche perplessità, facciamoci
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 3 febbraio 2020

Il Vangelo del Martedì 4 Febbraio 2020


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal secondo libro di Samuèle (18,9-10.14b.21a.24-25a.30-32;)19,1-3)
In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide.
Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una
grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella
quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era
sotto di lui passò oltre.
Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso
a una quercia».
Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne,
che era ancora vivo nel folto della quercia.
Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto».
Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta
sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo.
La sentinella gridò e l’annunciò al re.
Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia».
Il re gli disse: «Mettiti là, da parte».
Quegli si mise da parte e aspettò.
Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore!
Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te».
Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?».
L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio
signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!».
Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse;
diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne!
Figlio mio, figlio mio Assalonne!
Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!».
Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne».
La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo
sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43) anno pari.
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si
radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare.
E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide,
gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta
morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui.
Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto
sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun
vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la
folla e da dietro toccò il suo mantello.
Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata».
E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò
alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?».
I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e
dici: “Chi mi ha toccato?”».
Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo.
E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne,
gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata.
Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero
a dire: «Tua figlia è morta.
Perché disturbi ancora il Maestro?».
Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere,
soltanto abbi fede!».
E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni,
fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che
piangeva e urlava forte.
Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete?
La bambina non è morta, ma dorme».
E lo deridevano.
Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della
bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.
Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa:
«Fanciulla, io ti dico: àlzati!».
E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni.
Essi furono presi da grande stupore.
E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo
e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Una donna era impura durante il suo ciclo mestruale; la donna in questione
da dodici anni ha delle perdite.
Dodici anni senza contatto fisico, senza un abbraccio, nulla.
Se tocca Gesù viola una precisa norma.
Ma lo fa.
Gesù si accorge che qualcosa è accaduto, chiede spiegazioni ai suoi discepoli scettici.
Possiamo avvicinarci a Gesù mille volte, ma solo se abbiamo fede ne usciamo cambiati.
Così la figlia di Giairo ritorna in vita ed è restituita alla gioia della sua famiglia.
Chiediamo al Signore, oggi, di guarirci da ogni malattia, di risvegliare in noi
l’adolescente entusiasta e affidiamogli chi è nel dolore del lutto, nella fatica
della malattia, attraverso la nostra preghiera.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 2 febbraio 2020

Il Vangelo del Lunedì 3 Febbraio 2020


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
S. Biagio, vescovo e martire.
Prima lettura dal secondo libro di Samuèle (15,13-14.30;16,5-13a)
In quei giorni, arrivò un informatore da Davide e disse: «Il cuore degli
Israeliti è con Assalonne».
Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: «Alzatevi,
fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne.
Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su
di noi la rovina e passi la città a fil di spada».
Davide saliva l’erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto
e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della
famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera.
Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re
Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra.
Così diceva Simei, maledicendo Davide: «Vattene, vattene, sanguinario, malvagio!
Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto
del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio,
ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario».
Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: «Perché questo cane morto dovrà
maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!».
Ma il re rispose: «Che ho io in comune con voi, figli di Seruià?
Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”.
E chi potrà dire: “Perché fai così?”».
Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: «Ecco, il figlio uscito dalle mie
viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire,
poiché glielo ha ordinato il Signore.
Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio
della maledizione di oggi».
Davide e la sua gente continuarono il cammino.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (5,1-20) anno pari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare,
nel paese dei Gerasèni.
Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto
da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato,
neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma
aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo.
Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva
con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce,
disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo?
Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!».
E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione-gli
rispose-perché siamo in molti».
E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo.
E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».
Glielo permise.
E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò
giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne
e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che
era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.
Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato
e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di
poter restare con lui.
Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro
ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te».
Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva
fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Chi si lascia abitare dalla parte oscura, chi lascia che sia la tenebra a guidare
la propria vita, e la divisione e l’odio, finisce con lo stare in mezzo ai sepolcri,
la sua vita è in una tomba.
Peggio, dice Marco, l’indemoniato si percuote, si fa del male; chi dà retta alla
tenebra finisce con l’autodistruggersi.
Come accade all’indemoniato di Gerasa, abitato da una Legione di dèmoni,
cioè totalmente invaso dalla malvagità.
Gesù libera l’indemoniato di Gerasa, gli restituisce libertà e dignità, lo rende
addirittura discepolo.
Qualunque sia la tua parte oscura, amico, sappi che il Signore ti vuole liberare,
se lo desideri.
Egli vede la tua sofferenza, vede l’uomo, la donna, nascosti dietro la maschera
che ottenebra il tuo vero volto.
Gettiamo la maschera, amici, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 1 febbraio 2020

Il Vangelo di Domenica 2 Febbraio 2020


Della 4° Domenica del Tempo Ordinario.
Presentazione del Signore.
Prima lettura dal libro del profeta Malachìa (3,1-4)
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la
via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e
l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta?
Chi resisterà al suo apparire?
Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l'argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà
come oro e argento, perché possano offrire al Signore un'offerta secondo giustizia.
Allora l'offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei
giorni antichi, come negli anni lontani».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera agli Ebrei (2,14-18)
Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso
modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui
che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore
della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura.
Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote
misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare
i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto 
personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40) anno A.
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la
legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per
presentarlo al Signore-come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio
primogenito sarà sacro al Signore»-e per offrire in sacrificio una coppia di
tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio,
che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte
senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il
bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli
lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore,
che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno
visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti
alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta
e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione-e anche a te
una spada trafiggerà l'anima-, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo
matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del
bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero
ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzareth.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Questa giornata, rappresenta un momento importante per le persone consacrate
che rinnovano la loro totale adesione a Cristo, il dono di sé al Padre, gesto
richiamato dalla presentazione al tempio di Gesù.
E il valore di questa festa è rimasto talmente inciso nella memoria della liturgia
che quest’anno, cadendo di domenica, finisce col sostituirla.
È una festa che richiama il tempo di Natale appena concluso, festa dal sapore
sacro che odora di incenso; con la fantasia rivediamo le alte colonne che
sorreggevano il portico di Salomone e i vasti cortili lastricati che immettevano
nella zona più sacra del tempio di Gerusalemme.
Maria e Giuseppe, giovane coppia spaurita della Galilea, otto giorni dopo la
nascita del loro primogenito, adempie il precetto della Legge della circoncisione,
forte segno nella carne che testimonia l’appartenenza del popolo di Israele al Dio
rivelatosi a Mosè.
Un segno che consacra ogni vita al Dio che l’ha donata.
Bella storia.
Mi affascina questo gesto compiuto da Maria e Giuseppe, un gesto di obbedienza
alla tradizione, di rispetto per le Leggi di Israele.
Sanno bene che quel bambino è ben più di un primogenito da consacrare, sanno
e hanno appena fatto esperienza del mistero infinito che lo abita.
Potrebbero pensare di essere superiori alle Leggi, di non averne bisogno perché
sorreggono fra le braccia colui che ha dato la Legge e che, misteriosamente,
ha deciso di diventare uomo.
Invece no, vanno al tempio come una coppia qualsiasi, compiono quel gesto senza
farsi troppe domande.
Fa tenerezza immaginare la coppia di Nazareth incedere timidamente negli ampi
spazi del ricostruito tempio, in mezzo ad un viavai di gente indaffarata, alle
preghiere pronunciate ad alta voce, all’odore acre dell’incenso mischiato alla
carne bruciata.
Sono lì ad assolvere un gesto di obbedienza secondo la Legge mosaica; un’offerta
da compiere per riscattare il primogenito, un rito che ricorda che la vita appartiene
a Dio (e non come ha detto qualche idiota che appartiene allo stato), a Lui e solo
a Lui ne va riconosciuto il dono.
Gesù obbedisce alla Legge, Dio si sottomette alle tradizioni degli uomini.
Nell’obbedienza vuole cambiare le regole, nel solco della tradizione vuole
ridare vitalità e senso ai gesti del suo popolo.
Gesù è offerto al Padre, è donato da subito e quel gesto si ripeterà infinite
volte nella sua luminosa vita.
Gesù è e resta dono, diventa dono al Padre che ne fa dono all’umanità.
E in questa logica del dono, oggi, desideriamo fortemente fare della nostra
piccola vita un’offerta a Dio.
Da Lui l’abbiamo ricevuta, a Lui vogliamo donarla; ciò che siamo sia utile
alla realizzazione del Regno, ci aiuti a fare di ogni gesto, di ogni giorno,
un atto consapevole di amore verso Dio e il suo progetto di salvezza.
Gesù stesso si comporterà allo stesso modo, senza rigettare le prescrizioni rituali,
senza porsi al di sopra della tradizione religiosa del suo popolo, senza fare
l’anarchico ma vivendo con autenticità e verità le norme della Torah.
Il gesto di andare al tempio ci incoraggia a vivere la nostra fede attraverso
i sicuri sentieri della tradizione, ripercorrendo l’esperienza che ha coagulato
l’esperienza dei discepoli attorno a momenti ben precisi, celebrando nella vita
la presenza del Signore anche attraverso segni ben concreti, come i Sacramenti.
Troppe volte chi cerca di vivere con maggiore intensità e verità la fede si
sente “migliore” di chi, invece, la vive senza grande coinvolgimento.
La tentazione, però, è quella di costruirsi una fede che guarda dall’alto le
devozioni, le tradizioni, i percorsi abituali della santità.
Non dobbiamo ignorarli od evitarli, ci suggeriscono Maria e Giuseppe, ma
riempirli di verità.
Il vecchio Simeone vede il neonato e capisce.
Nella splendida preghiera che ci riporta Luca, vede in quel bambino la luce
che illumina ogni uomo, la luce delle nazioni.
In realtà Gesù non emana luce, non ha nessuna caratteristica che lo distingua
da qualunque altro bambino.
Nessun prodigio, nessun discorso edificante, nessun gesto miracoloso; solo
un bambino che sonnecchia, beato, fra le braccia della mamma.
È nel cuore di Simeone la luce. Nel suo sguardo.
Così è la fede; anche noi siamo chiamati a vedere con lo sguardo del cuore,
a capire che ogni cosa è illuminata.
E di quanta luce necessitiamo, oggi!
Di una chiave di interpretazione che ci aiuti a vedere al di là, al di sopra e al
di dentro delle evidenze sconfortanti di una società ripiegata su se stessa.
Agli inizi del cristianesimo i seguaci del Nazareno venivano chiamati, fra
altri modi, anche “illuminati”.
E Dio solo sa di quanta luce ha bisogno questo mondo!
Portiamo luce perché siamo accesi.
Gesù è portato al Tempio per la circoncisione; è un segno di obbedienza alla
Legge da parte dei suoi genitori che non si sentono diversi o migliori, ma
appartenenti ad un popolo ricco di tradizioni religiose che essi vogliono rispettare.
Nel momento dell’offerta del primogenito a Dio, Maria e Giuseppe incontrano
il vecchio e sconfortato Simeone.
Simeone è il simbolo della fedeltà del popolo di Israele che aspetta con fiducia
la venuta del Messia, da tutta la vita sale al Tempio sperando di vedere il Messia,
ma ora è anziano e Luca ci lascia intuire la sua stanchezza interiore, che è la
stanchezza di tanti anziani che incontro ogni giorno.
Simeone è il simbolo dell’ansia profonda di ogni uomo, perché la vita è desiderio
insoddisfatto, la vita è cammino, la vita è attesa.
Attesa di luce, di salvezza, di un qualche senso che sbrogli la matassa delle
nostre inquietudini e dei nostri “perché”.
La preghiera intensa di Simeone che finalmente vede l’atteso è bellissima;
ora è sazio, soddisfatto, ora ha capito, ora può andare, ora tutto torna.
Sono sufficienti tre minuti per dare senso e luce a tutta una vita di sofferenze,
tre minuti per dare luce ad una vita di attesa.
Che il Signore ci conceda, nell’arco della nostra vita, almeno questi tre minuti.
Santa Domenica della presentazione del Signore amici, Fausto