venerdì 6 dicembre 2019

Il Vangelo del Sabato 7 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
S. Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa.
Sta scappando il futuro; che Fai?
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (30,19-21.23-26)
Popolo di Sion, che abiti a Gerusalemme, tu non dovrai più piangere.
A un tuo grido di supplica [il Signore] ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta.
Anche se il Signore ti darà il pane dell'afflizione e l'acqua della tribolazione,
non si terrà più nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo maestro,
i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te: «Questa è la strada,
percorretela», caso mai andiate a destra o a sinistra.
Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno,
e anche il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel
giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato.
I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata
con la pala e con il vaglio.
Su ogni monte e su ogni colle elevato scorreranno canali e torrenti d'acqua
nel giorno della grande strage, quando cadranno le torri.
La luce della luna sarà come la luce del sole e la luce del sole sarà sette volte
di più, come la luce di sette giorni, quando il Signore curerà la piaga del suo
popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,35-10.1.6-8) anno pari.
In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro
sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come
pecore che non hanno pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per
scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele.
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza,
di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi.
Dopo aver tanto lottato, finalmente sono tranquillo; ho previsto tutto, ho messo
da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato
bene i miei genitori e mettere da parte.
Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati, persi, dopo
tante fatiche a mettere su casa.
Li vedevi, sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano
a casa qualcosa; un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile,
la lavastoviglie, il bagno superaccessoriato.
È stata una fatica, ma finalmente ci siamo.
E si siedono.
È sicuro anche il calciatore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto
fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato a si vede.
Non occorre fare l’uccello del malaugurio, prevedere qualche disgrazia o qualche
malattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze.
Certo, possono capitare sempre.
La vita non l’abbiamo in mano noi.
Ma la prima mina vagante che ci destabilizza è smettere di sognare, è non
aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.
Noi cristiani abbiamo apposta un pericolo del nostro anno che vuol tenere desta
questa attesa.
I musulmani hanno il famoso Ramadam, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo
di come la maggioranza ci tiene.
Noi cristiani in questo mese siamo in attesa.
Che aspettiamo?
Ci stiamo a vivere un periodo di illusioni?
Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la noia?
O vogliamo passare un mese a sognare una umanità piena, un mondo nuovo,
un amore sempre fresco, vogliamo lasciarci incantare da una promessa;
il regno di Dio è qui, è imminente.
Non ci ho abbandonati al caso.
Il nostro amore può tornare nuovo, nel nostro dolore si può sentire dentro
una speranza.
Teniamo desta la vita, non adattiamoci.
È più quel che deve venire di quello che già abbiamo; c’è più futuro che passato.
E il futuro dobbiamo inventarlo e accoglierlo con speranza.
Ma questa speranza dove la trovo?
Sicuramente nella fiducia nel Signore e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.



giovedì 5 dicembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 6 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
S. Nicola, vescovo.
Signore, c’è troppo buio.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (29,17-24)
Così dice il Signore Dio: «Certo, ancora un po' e il Libano si cambierà
in un frutteto e il frutteto sarà considerato una selva.
Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall'oscurità
e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno.
Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno
nel Santo d'Israele.
Perché il tiranno non sarà più, sparirà l'arrogante, saranno eliminati quanti
tramano iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla
porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla.
Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore, che riscattò Abramo: "D'ora in
poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, poiché
vedendo i suoi figli l'opera delle mie mani tra loro, santificheranno il mio nome,
santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il Dio d'Israele.
Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza, quelli che mormorano
impareranno la lezione"».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,27-31) anno pari.
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono
gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete
che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».
E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».
Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.
Nella vita siamo tutti un pò ciechi.
Arrivano momenti in cui non vediamo più chiaro.
Ci eravamo messi su una strada, avevamo investito tutto quel che eravamo
e di colpo non riusciamo più a capire dove siamo finiti.
Sembrava che tutto filasse liscio e di colpo il nostro legame d’amore è finito.
Riprendiamo con la memoria tutto il nostro passato, ci sembra di essere sempre
stati corretti, ma non ci accorgiamo di come lentamente abbiamo chiuso gli
occhi e li avevamo concentrati tutti sullo specchio a guardare a noi stessi,
a vivere in funzione di noi, a mettere noi al centro.
Vediamo l’altra persona che vive con noi, ma l’abbiamo fatta diventare la
nostra proiezione, la nostra controfigura.
Lo si dice anche semplicemente; abbiamo occhi solo per noi.
Si può anche essere ciechi perché non vogliamo vedere le sofferenze degli
altri o perché abbiamo gli occhi iniettati di vendetta, di ritorsione, di dispetto.
Per questa cecità non c’è collirio che tenga, possiamo anche farci operare
alle cataratte, ma non vedremo mai.
Il Signore un giorno passa per un villaggio, sta tornando a casa, si deve essere
diffusa la voce del suo imminente ritorno e due ciechi ne avvertono la presenza.
Non ci vedono, ma i loro sensi sviluppatissimi e soprattutto la loro certezza,
fiducia e tenacia, li lanciano all’inseguimento di Gesù.
Inciampano, sbattono contro tutto quello che li separa da Gesù, ma non
possono lasciarselo scappare.
Non ce la fanno più a rimanere nel buio.
Non può essere sempre così spenta la loro luce.
E gridano; abbi pietà di noi.
Ti chiediamo di ridare ai nostri occhi la capacità di vedere perché le cose
assumano i loro contorni veri, perché il mondo che ci sta attorno non sia
fatto di corpi in cui inciampare, ma di meraviglie da contemplare.
E Gesù; ma voi credete che Io abbia questo potere per voi?
Siete sicuri che la vostra vista abbia da me una possibilità di riaccendersi?
Vi fidate di me?
Non avevano che Lui.
Che cosa gli potevano rispondere se non un sì, un amore, una ulteriore supplica.
E Gesù toccò quegli occhi, ridiede la vista, proprio tutta quanta ne desideravano,
ne imploravano, erano sicuri di ottenere con la loro fede.
Abbiamo anche noi una vista da chiedere; vogliamo vedere noi stessi, gli altri,
il mondo con occhi diversi, vorremmo vedere oltre le immagini virtuali che ci
incantano, la realtà, le persone con i loro sguardi.
Vogliamo poterci guardare negli occhi senza occhiali, senza difenderci
e senza nasconderci.
Gesù è ancora la nostra unica speranza.
Ma dove lo trovo? Semplice, nell’Eucaristia e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 4 dicembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 5 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
Sulla sabbia o sulla roccia?
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (26,1-6)
In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: «Abbiamo una
città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza.
Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele.
La sua volontà è salda; tu le assicurerai la pace, pace perché in te confida.
Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché
egli ha abbattuto
coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa, l'ha rovesciata
fino a terra, l'ha rasa al suolo.
I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (7,21.24-27) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore,
Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio
che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a
un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un
uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Su che cosa fondiamo la nostra vita, il nostro essere, il nostro futuro e i nostri progetti?
Sulla sabbia o sulla roccia?
È diventato ormai proverbiale un modo così di parlare a partire da una bella
immagine di Gesù che descrive due case, due tipi di fondamenta e un unico
immancabile tornado di venti, acqua, fiumi in piena, che le mette alla prova.
Siamo abituati, di questi tempi, a vederci franare addosso una riva, un pezzo di
montagna, a vedere ingoiate in un attimo le fatiche di una vita, se non le vite stesse.
E si grida sempre tutti al dissesto idrogeologico, al clima impazzito.
La casa fondata sulla sabbia scompare e quella fondata sulla roccia rimane.
Quella casa è la nostra vita, il nostro amore, i nostri progetti.
Che cosa è sabbia per la nostra vita?
È l’apparenza, l’inganno, i soldi, la cattiveria, la superficialità e il disimpegno.
Che cosa è sabbia per il nostro amore?
È l’egoismo, il soggiogare l’altro e strumentalizzarlo, è la soddisfazione e il
piacere fine a se stesso, è l’avventura, è costringerlo a una prova.
È sabbia per i nostri progetti l’aver smesso di sognare, di credere con tenacia,
di lavorare sodo per realizzarli.
È sempre una grande delusione quando ci tocca restaurare la nostra vecchia
casa e ci accorgiamo che mancano le fondamenta!
Sembra bella, ci richiama tanti ricordi, ma non potrà reggere più di tanto.
Allora la nostra fatica è tutta nel costruire pezzo a pezzo le fondamenta.
Si può ridare fondamenta a una vita senza senso, a una esistenza vana, pronta
a franare a ogni difficoltà?
Sì! Se si tratta di vere fondamenta che non sono certo l’alcool, o lo sballo o le
sostanze chimiche o tutte le avventure che si fanno per dimenticare.
Anche l’amore fondato sulla sabbia può ritrovare dignità se ha il coraggio del
chiedere perdono, della tenerezza, del rifarsi alla sua vera sorgente.
Gesù dice che la roccia è la sua Parola accolta e attuata.
Andiamo a cercare tante soluzioni ai nostri problemi di vuoto, leggiamo
gli oroscopi, consultiamo maghi e fattucchiere.
È ancora tutta sabbia.
Ci serve una Parola che dia speranza.
Ma dove la trovo? Certamente nel Vangelo e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 3 dicembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 4 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
S. Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa.
Ho compassione.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (25,6-10a)
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo
monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi
succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua
salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (15,29-37) anno pari.
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte,
lì si fermò.
Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi
e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la
folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti,
gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano.
E lodava il Dio d'Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla.
Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.
Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino».
E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da
sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?».
Dissero: «Sette, e pochi pesciolini».
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci,
rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà.
Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Se viviamo concretamente dentro la quotidianità più normale di una famiglia,
di una città e non ci releghiamo in mondi artificiali come possono essere spesso
le sale ovattate di qualche palazzo o gli incarichi di qualche professione avulsa
dalla vita; vieni a contatto ogni giorno con le sofferenze della gente.
Il mondo è proprio carico di sofferenze; ma è fatto anche di tante gioie, di tanti
momenti esaltanti, di tante persone che vivono felicemente la loro vita, ma il
cumulo di sofferenze che stanno appena sotto la superficie è grande.
Spesso sono le malattie, molte volte la sfortuna, ma molto più spesso la cattiveria
e il vizio che l’uomo coltiva e diffonde.
Dietro ogni sofferenza spesso c’è un’ingiustizia, molte volte un’infedeltà,
un abbandono, un egoismo.
E il male si accumula tanto da non essere in grado di alleviarlo.
La comparsa di Gesù presso il mare di Galilea aveva scoperchiato tutte queste
miserie umane; zoppi, storpi, ciechi e sordi.
È zoppo chi non cammina e chi non trova la strada della vita; è cieco chi non vede
e chi non trova la verità, è storpio chi è ricurvo su di sé e chi non riesce a stare
diritto nella sua dignità, è sordo chi non sente e chi non vuol sentire, chi si isola
nel suo mondo immaginario.
È la nostra umanità che si incontra con quel Gesù che è venuto a portare
speranza nel mondo.
Gesù conosce questa miseria in cui si è ridotto l’uomo, avverte la cattiveria
che sta all’origine di molta infelicità, ma quando gli si contorcono le viscere,
(così si può tradurre quel termine compassione), ha le reazioni dolorose e piene
di partecipazione di una madre verso i suoi figli.
Gesù guarisce e consola, sfama e nutre, si colloca nella vita degli uomini e ne
diventa il cibo, il sostegno e la forza.
Qui sulle rive del lago moltiplica i pani, per dirci che Lui è il pane che non
mancherà mai dalla mensa degli uomini.
La folla lo segue da tre giorni, i tre giorni del suo rimanere sotto terra, perché
Lui stesso possa diventare questo pane.
Quella immane sofferenza ha bisogno di essere portata da qualcuno.
Lui la porta e diventa sicura speranza di ogni nostra fame e di ogni nostra sofferenza.
Ma dove la trovo? Nell’abbandono e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 2 dicembre 2019

Il Vangelo del Martedì 3 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
S Francesco Saverio, sacerdote.
Buona la minestra della zia.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (11,1-10)
In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto
germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue
labbra ucciderà l'empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano
nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli.
Le nazioni la cercheranno con ansia.
La sua dimora sarà gloriosa.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (10,21-24) anno pari.
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo
lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose
ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il
Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che
voi vedete.
Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma
non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Non è raro, trovare gente che non riesce ad apprezzare l’esistenza che conduce,
l’ambiente, la città, la cultura, il paesaggio, le possibilità di vita di cui possiamo godere.
È una tendenza ormai diffusa, più forte di noi.
Da bambini ci sembrava sempre più buona la minestra della zia o della nonna.
Da grandi al gusto uniamo il lamento, al lamento l’abitudine, all’abitudine l’ingratitudine
e in questa sequenza non sappiamo più godere delle cose semplici della vita.
Non scorgiamo più il miracolo di un giorno nuovo che comincia, la gioia di godere
della salute, la bellezza di avere forza per fare tante cose.
Quando non le avremo più, saremo una lagna per tutti quelli che incontriamo.
È un difetto anche della nostra società opulenta; non siamo mai contenti di niente,
non apprezziamo quello che abbiamo.
Gesù probabilmente nella sua predicazione si è scontrato con gente che non riusciva
a capire la grandezza di quello che stava accadendo con la sua presenza nel mondo.
Avevano aspettato per secoli un segno, un futuro diverso, un messia e si erano
stufati di attenderlo.
Quando è arrivato, non lo hanno riconosciuto.
Ma tra la folla che lo seguiva c’era gente semplice senza tante strutture di pensiero
o gabbie di abitudini.
Solo questi lo hanno capito, hanno saputo scorgere in Lui la novità di un Dio
amabilissimo e vicino, di una Parola che va dritta al cuore.
“Mi scrive un ateo convinto; per me Dio non esiste, posso vivere senza inginocchiarmi,
né di fronte a Dio, né di fronte ad altre divinità.
La ragione è il contrario di una divinità che impone la genuflessione, lascia libero
l’uomo di pensare ciò che vuole.
Per me vivere senza Dio non è un tormento.
Io trovo in me stesso, solo in me stesso, la forza di emergere più forte da ogni prova”.
Certo se la ragione diventa un assoluto, non c’è spazio per la sorpresa e l’accoglienza
di un gesto d’amore.
Invece si può essere razionali fino in fondo e accogliere qualcuno che va oltre,
non contro.
Molti avrebbero desiderato udire quel che voi udite e non l’udirono, conoscere
la bellezza del Vangelo e invece hanno dovuto accontentarsi del buonsenso,
dei talk-show, delle fiction.
Quando siamo troppo pieni di noi, perdiamo la saggezza della vita.
C’è una possibilità nel nostro mondo di poter tornare ad apprezzare la bellezza
della nostra fede?
O ci chiediamo di farci sbattezzare?
Sicuramente sì, se tendiamo la vita come un arco.
È una speranza da nutrire.
Ma dove la trovo? Sicuramente nella preghiera e nella fede.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.