mercoledì 20 novembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 21 Novembre 2019


Della 33° settimana del Tempo Ordinario.
Presentazione della beata Vergine Maria.
1° Lettura dal primo libro dei Maccabèi (2,15-29)
In quei giorni, i messaggeri del re, incaricati di costringere all’apostasia,
vennero nella città di Modin per indurre a offrire sacrifici.
Molti Israeliti andarono con loro; invece Mattatìa e i suoi figli si raccolsero in disparte.
I messaggeri del re si rivolsero a Mattatìa e gli dissero: ”Tu sei uomo autorevole,
stimato e grande in questa città e sei sostenuto da figli e fratelli.
Su, fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno fatto tutti i popoli
e gli uomini di Giuda e quelli rimasti a Geusalemme; così tu e i tuoi figli avrete in
premio oro e argento e doni in quantità”.
Ma Mattatìa rispose a gran voce: “Anche se tutti i popoli che sono sotto il dominio
del re lo ascoltassero e ognuno abbandonasse la religione dei propri padri e volessero
tutti aderire alle sue richieste, io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo
nell’alleanza dei nostri Padri.
Non sia mai che abbandoniamo la legge e le tradizioni.
Non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra”.
Quando ebbe finito di pronunciare queste parole, si avvicinò un Giudeo alla vista
di tutti per sacrificare sull’altare di Modin secondo il decreto del re.
Ciò vedendo, Mattatìa arse di zelo; fremettero le sue viscere e fu preso da una
giusta collera.
Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull’altare, uccise nel medesimo tempo il messaggero
del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l’altare.
Egli agiva per zelo verso la legge, come aveva fatto Fineès con Zambrì, figlio di Salom.
La voce di Mattatìa tuonò nella città”Chiunque ha zelo per la legge e vuole difendere
l’alleanza mi segua!”.
Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto possedevano.
Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero nel deserto, per stabilirvisi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (19,41-44) anno dispari.
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città
pianse su di essa dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello
che porta la pace!
Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno
e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non
lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui
sei stata visitata”.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Piange il Signore.
Piange di compassione, di stanchezza e di tristezza.
La sua missione sta fallendo, sta naufragando.
No, l’uomo non ha capito, non ha accolto, non ha voluto gioire del volto
straordinario del Dio che Egli ha raccontato.
Stanco, Gesù siede e guarda lo splendore del tempio.
Piange perché vede la conseguenza di questo rifiuto, vede già gli eserciti
assediare la Santa e distruggerla, raderla al suolo, ancora una volta.
Così è l’uomo; soddisfatto delle proprie cose, convinto di sapere in cosa
consista la propria felicità.
Come facciamo noi, travolti dalla quotidianità, assuefatti allo stupore della fede.
Piange, Dio, che non è quel mostro indifferente e superbo nella sua perfezione
che a volte immaginiamo.
Piange, come un’amante non ricambiata, come una madre non capita, come
un padre offeso.
Ma il suo pianto lo porta lontano, lo spinge ancora oltre.
C’è ancora qualcosa che può fare, un gesto che non potrà non stupire.
All’orizzonte, Lui vede la Croce, perciò, se possiamo rimaniamogli vicino con
la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 19 novembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 20 Novembre 2019


Della 33° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal secondo libro dei Maccabèi (7,1.20-31)
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono
costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo
morire sette figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze
poste nel Signore.
Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e,
temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: «Non so
come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato il respiro e la vita, né io ho
dato forma alle membra di ciascuno di voi.
Senza dubbio il Creatore dell’universo, che ha plasmato all’origine l’uomo e ha
provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo
il respiro e la vita, poiché voi ora per le sue leggi non vi preoccupate di voi stessi».
Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che quel linguaggio fosse di scherno,
esortava il più giovane che era ancora vivo; e non solo a parole, ma con giuramenti
prometteva che l’avrebbe fatto ricco e molto felice, se avesse abbandonato le
tradizioni dei padri, e che l’avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato alti incarichi.
Ma poiché il giovane non badava per nulla a queste parole, il re, chiamata la madre,
la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo.
Esortata a lungo, ella accettò di persuadere il figlio; chinatasi su di lui, beffandosi
del crudele tiranno, disse nella lingua dei padri: «Figlio, abbi pietà di me, che ti ho
portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto
a questa età e ti ho dato il nutrimento.
Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi
che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano.
Non temere questo carnefice, ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte,
perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia».
Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: «Che aspettate?
Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata
data ai nostri padri per mezzo di Mosè.
Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai
alle mani di Dio».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (19,11-28) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi
pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere
il titolo di re e poi ritornare.
Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele
fruttare fino al mio ritorno”.
Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non
vogliamo che costui venga a regnare su di noi”.
Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva
consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”.
Gli disse: “Bene, servo buono!
Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”.
Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto
nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello
che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”.
Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio!
Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito
e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio
denaro a una banca?
Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”.
Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”.
Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece
a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.
E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli
qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Queste parole dure, specifica Luca, Gesù le dice mentre sale a Gerusalemme.
Mentre sta andando a morire col volto indurito, cioè determinato, deciso.
Gesù sta andando a morire e lo sa bene.
Allora capiamo la durezza delle sue parole; ai discepoli che hanno capito questo
percorso, a quanti, liberamente, hanno accettato di camminare insieme al Nazareno,
Gesù chiede di dare tanto, di dare di più, di osare, come Egli sta facendo.
Abbiamo ricevuto tanto, siamo chiamati a dare tanto.
È una parabola rivolta a chi crede, a chi ha capito, a chi si è convertito,
io per primo; il dono ricevuto è per essere messo a disposizione degli altri,
non per nasconderlo sotto terra.
Il mondo e la Chiesa, hanno urgente bisogno di testimoni credibili, di uomini
e donne che vivono in mezzo agli altri e che illuminano la propria e l’altrui
vita col dono della Parola.
Abbiamo ricevuto tanto, amici, doniamo altrettanto con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 18 novembre 2019

Il Vangelo del Martedì 19 Novembre 2019


Della 33° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal secondo libro dei Maccabèi (6,18-31)
In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti
negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad
aprire la bocca e a ingoiare carne suina.
Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò
volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come
conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito
gustare per attaccamento alla vita.
Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della
familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte
e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui
stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché,
agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità
in nome dell’antica amicizia che aveva con loro.
Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio
della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile
tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio,
rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte.
«Poiché–egli diceva–non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo
che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze
straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima
esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla
mia vecchiaia.
Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire,
né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente.
Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia
età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte
prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi».
Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio.
Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in
avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia.
Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede
una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo
atroci dolori sotto i flagelli, ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo
per il timore di lui».
In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo
di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10) anno dispari.
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando,
quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava
di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era
piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché
doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi
subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò
che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli
è figlio di Abramo.
Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Luca esagera, come sempre.
Pone al cuore del suo Vangelo la conversione impossibile, il discepolato
folle, la chiamata dell’impresentabile.
Gesù salva colui che nessuno voleva salvare, che nessuno poteva salvare,
che nessuno avrebbe saputo come salvare.
Eccetto Dio.
Non si aspettava nessuna salvezza, Zaccheo, abituato agli sguardi gonfi di odio
dei suoi concittadini, impassibile davanti agli sputi che i farisei gli rivolgevano.
Impassibile e indurito finchè non ha incontrato l’unico sguardo che non lo
giudicava, dimostrandogli amore.
Scende Zaccheo, scende in fretta perché il profeta vuole andare a casa sua.
Senza condizioni.
Senza giudizi.
Senza moralismi.
Scende perché si sente amato, accoglie perché si sente accolto.
E si scava la fossa con le sue mani; andrà in rovina restituendo tutto ciò
che ha rubato.
Ma che gli importa, ora?
Così è quel folle di Dio; perdona prima che ci convertiamo.
Anzi; il suo perdono suscita la nostra conversione, la suscita e la fa fiorire.
Se vi sembra, amici, un pò folle questo commento, che volete farci, ho imparato
da Dio, ed è splendido, volete unirvi a noi, pregate e sarete accontentati.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 17 novembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 18 Novembre 2019


Della 33° settimana del Tempo Ordinario.
Dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo apostoli.
1° Lettura dal primo libro dei Maccabèi (1,10-15.41-43.54-57.62-64)
In quei giorni, uscì una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco,
che era stato ostaggio a Roma, e cominciò a regnare nell’anno centotrentasette
del regno dei Greci.
In quei giorni uscirono da Israele uomini scellerati, che persuasero molti
dicendo: «Andiamo e facciamo alleanza con le nazioni che ci stanno attorno,
perché, da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali».
Parve buono ai loro occhi questo ragionamento.
Quindi alcuni del popolo presero l’iniziativa e andarono dal re, che diede loro
facoltà d’introdurre le istituzioni delle nazioni.
Costruirono un ginnasio a Gerusalemme secondo le usanze delle nazioni,
cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza.
Si unirono alle nazioni e si vendettero per fare il male.
Poi il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo
e ciascuno abbandonasse le proprie usanze.
Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re.
Anche molti Israeliti accettarono il suo culto, sacrificarono agli idoli e
profanarono il sabato.
Nell’anno centoquarantacinque, il quindici di Chisleu, il re innalzò sull’altare
un abominio di devastazione.
Anche nelle vicine città di Giuda eressero altari e bruciarono incenso sulle porte
delle case e nelle piazze.
Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco.
Se presso qualcuno veniva trovato il libro dell’alleanza e se qualcuno obbediva
alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte.
Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare
cibi impuri e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non
disonorare la santa alleanza, e per questo appunto morirono.
Grandissima fu l’ira sopra Israele.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (18,35-43) anno dispari.
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare.
Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.
Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli
gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui.
Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?».
Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!».
E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio.
E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La fede è una luce che si accende nella stanza buia della nostra vita, una
finestra che spalanca le imposte e vediamo tutto in maniera diversa.
Seduti a mendicare, aspettando che qualcuno si occupasse di noi, abbiamo
sentito l’annuncio; passa Gesù il Nazareno!
Sì; passa il Nazareno, e la Chiesa, quella vera, è la comunità di coloro che ne
annunciano il passaggio, che dicono a tutti i mendicanti la buona notizia della
sua presenza.
Grida, il cieco, come ho gridato io, come tutti noi abbiamo gridato la nostra
disperazione, il nostro dolore.
Grida e chiede pietà anche se non vede, anche se ancora non crede.
E molti gli dicono di tacere, (quelli della chiesa che non è vera), come molti
a noi hanno detto di non farci illusioni, di lasciar perdere, che la fede è inganno
e illusione, che la Chiesa è marciume e ipocrisia, ma si sbagliano con gli uomini
di chiesa falsi.
Ma abbiamo gridato più forte, come più forte grida il cieco.
E si ferma Gesù, si è fermato nella nostra vita, si è fermato nella mia vita e mi
ha preso, sanguinante fra le sue braccia e, mi ha e, ci ridato la luce degli occhi
e quella dell’anima.
Ora amici, possiamo ringraziare il Signore con la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


sabato 16 novembre 2019

Il Vangelo di Domenica 17 Novembre 2019


Della 33° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Malachìa (3,19-20a)
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come
paglia; quel giorno, venendo, li brucerà–dice il Signore degli eserciti–fino
a non lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (3,7-12)
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo
rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di
alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di
peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare.
E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola:
chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla
e sempre in agitazione.
A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi
il pane lavorando con tranquillità.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19) anno C.
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle
pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che
vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale
sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».
Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.
Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”.
Non andate dietro a loro!
Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima
devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno,
e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche
fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno,
consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e
governatori, a causa del mio nome.
Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò
parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere
né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici,
e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È proprio che non va, lo sapete bene.
Le vicende del mondo inquietano, un poco rimpiango la beata ignoranza dei
tempi che furono e il rassegnato fatalismo di chi, ad esempio, riceveva a mezzo
posta la notizia di dover andare a morire sul Carso per una guerra pensata da
qualche genio della politica e cultore del nazionalismo.
Oggi, invece, se sei proprio sadico ti inviano le notizie anche sul cellulare;
i paesi islamici sono in fermento, la situazione è una catastrofe, l’economia
ristagna, la politica fa fuggire a gambe levate le persone normali, il tasso di
litigiosità delle persone è astronomico.
Il piccolo villaggio globale ormai incide anche sulla pelle del singolo cittadino;
al minimo acquazzone siamo sommersi dall’acqua, quelli delle città più grandi
dalla monnezza, la stragrande maggioranza dei giovani non ha un lavoro degno
di questo nome e vorrebbero imbracciare un fucile se solo sapessero a chi sparare.
Per non parlare delle vicende personali.
Ricevo decine di mail ogni giorno.
Rispondo a tutti, in maniera insufficiente, vi chiedo scusa, ma tutti porto nella
mia povera preghiera di credente.
E allora divento una discarica; affido al Signore R. R. P che hanno perso i loro
mariti, e attorno a loro hanno trovato solo disperazione, l’ansia di G. e M. per
il loro figlio con una malattia che nessuno riesce a diagnosticare, lo scoraggiamento
di N., che è in ansia per sua moglie che ha una grave malattia, ma affido al
Signore, anche chi continua a criticarmi per questi scritti.
E proprio che non va, diciamocelo.
Chi vive con un minimo di consapevolezza e magari si sta convertendo (non
tutto di colpo che ha delle pesanti controindicazioni!), dopo anni passati a
combattere per il Vangelo, è ancora più stordito.
Le cose non vanno nella Chiesa; lentezze, rigidità, incoerenze dei cristiani,
la tragedia della pedofilia, il triste ritorno al neoclericalismo e la perdita di
memoria dei vescovi.
E lo sport che d’ogni tanto emerge della caccia al cattolico, sempre più violento
(noi prestiamo molto il fianco!) ripercorrendo i buoni vecchi stereotipi della
Chiesa reazionaria e del potere del Vaticano (e basta!).
Ma, a livello più profondo, emerge birichina la domanda; e se ci fossimo
davvero sbagliati?
E se Dio si fosse sbagliato?
E se la vita fosse davvero un enorme groviglio di luce e di tenebre che
mastica e tritura ogni emozione e ogni sogno?
E se Dio-tenero!-avesse esagerato con l’idea della libertà degli uomini e del
fatto che l’uomo può farcela da solo?
No, dice Gesù, state sereni.
Non sono questi i segni della fine, come qualche predicatore insiste nel dire.
Non sono questi i segnali di un mondo che precipita nel caos.
Già il Signore ha dovuto confrontarsi con questa follia, in un mondo-il suo-ben
più aggressivo del nostro.
E, sorridendo, ci dice; cambia il tuo sguardo.
Guarda alle cose positive, al tanto amore che l’umanità, nonostante tutto, riesce
a produrre, allo stupore che suscita il Creato e che tutto ridimensiona, al Regno
che avanza nei cuori, timido, discreto, pacifico, disarmato.
Guarda a te stesso, fratello mio, a quanto il Signore è riuscito a compiere in tutti
gli anni della mia e della tua vita, nonostante tutto.
A tutto l’amore che hai donato e ricevuto, nonostante tutto.
Guarda a te e all’opera splendida di Dio, alla sua manifestazione solare, al bene
e al bello che ha creato in te.
Guarda e non ti scoraggiare.
Di più; la fatica può essere l’occasione di crescere, di credere.
La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il tuo sguardo si rende
più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo
davvero (Non quelli zuccherosi della nostra malata devozione!) e non te ne
accorgi, ti scopri credente.
Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive,
non ragioniamo con la logica di questo mondo; affidiamoci allo Spirito.
Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare
maggiormente di Cristo!
Lo dico ufficialmente e pubblicamente; a me questa cosa non piace affatto.
Preferisco crogiolarmi nelle mie vere o presunte disgrazie, preferisco lamentarmi
di tutto e di tutti, vivere nella rabbia cronica.
Preferisco cento volte lamentarmi del mondo brutto sporco e cattivo ed eventualmente
costruirmi una piccola setta cattolica molto devota in cui ci troviamo bene (almeno
all’inizio poi, è statistico, facciamo come il mondo cattivo!).
Preferisco fare a modo mio, accipicchia!
Ma se proprio devo fare come vuoi tu, Signore, allora libera il mio cuore dal peso
del peccato, dall’incoerenza profonda, dalla tendenza all’autolesionismo che mi
contraddistingue e rendimi libero, in attesa del tuo Regno.
Liberi amici, il Signore, ci lascia liberi, liberi di amare, liberi di sognare e liberi
di vivere nella gioia, Santa Domenica amici, Fausto.