domenica 17 novembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 18 Novembre 2019


Della 33° settimana del Tempo Ordinario.
Dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo apostoli.
1° Lettura dal primo libro dei Maccabèi (1,10-15.41-43.54-57.62-64)
In quei giorni, uscì una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco,
che era stato ostaggio a Roma, e cominciò a regnare nell’anno centotrentasette
del regno dei Greci.
In quei giorni uscirono da Israele uomini scellerati, che persuasero molti
dicendo: «Andiamo e facciamo alleanza con le nazioni che ci stanno attorno,
perché, da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali».
Parve buono ai loro occhi questo ragionamento.
Quindi alcuni del popolo presero l’iniziativa e andarono dal re, che diede loro
facoltà d’introdurre le istituzioni delle nazioni.
Costruirono un ginnasio a Gerusalemme secondo le usanze delle nazioni,
cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza.
Si unirono alle nazioni e si vendettero per fare il male.
Poi il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo
e ciascuno abbandonasse le proprie usanze.
Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re.
Anche molti Israeliti accettarono il suo culto, sacrificarono agli idoli e
profanarono il sabato.
Nell’anno centoquarantacinque, il quindici di Chisleu, il re innalzò sull’altare
un abominio di devastazione.
Anche nelle vicine città di Giuda eressero altari e bruciarono incenso sulle porte
delle case e nelle piazze.
Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco.
Se presso qualcuno veniva trovato il libro dell’alleanza e se qualcuno obbediva
alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte.
Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare
cibi impuri e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non
disonorare la santa alleanza, e per questo appunto morirono.
Grandissima fu l’ira sopra Israele.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (18,35-43) anno dispari.
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare.
Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.
Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli
gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui.
Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?».
Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!».
E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio.
E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La fede è una luce che si accende nella stanza buia della nostra vita, una
finestra che spalanca le imposte e vediamo tutto in maniera diversa.
Seduti a mendicare, aspettando che qualcuno si occupasse di noi, abbiamo
sentito l’annuncio; passa Gesù il Nazareno!
Sì; passa il Nazareno, e la Chiesa, quella vera, è la comunità di coloro che ne
annunciano il passaggio, che dicono a tutti i mendicanti la buona notizia della
sua presenza.
Grida, il cieco, come ho gridato io, come tutti noi abbiamo gridato la nostra
disperazione, il nostro dolore.
Grida e chiede pietà anche se non vede, anche se ancora non crede.
E molti gli dicono di tacere, (quelli della chiesa che non è vera), come molti
a noi hanno detto di non farci illusioni, di lasciar perdere, che la fede è inganno
e illusione, che la Chiesa è marciume e ipocrisia, ma si sbagliano con gli uomini
di chiesa falsi.
Ma abbiamo gridato più forte, come più forte grida il cieco.
E si ferma Gesù, si è fermato nella nostra vita, si è fermato nella mia vita e mi
ha preso, sanguinante fra le sue braccia e, mi ha e, ci ridato la luce degli occhi
e quella dell’anima.
Ora amici, possiamo ringraziare il Signore con la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


sabato 16 novembre 2019

Il Vangelo di Domenica 17 Novembre 2019


Della 33° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Malachìa (3,19-20a)
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come
paglia; quel giorno, venendo, li brucerà–dice il Signore degli eserciti–fino
a non lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (3,7-12)
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo
rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di
alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di
peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare.
E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola:
chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla
e sempre in agitazione.
A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi
il pane lavorando con tranquillità.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19) anno C.
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle
pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che
vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale
sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».
Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.
Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”.
Non andate dietro a loro!
Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima
devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno,
e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche
fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno,
consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e
governatori, a causa del mio nome.
Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò
parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere
né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici,
e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È proprio che non va, lo sapete bene.
Le vicende del mondo inquietano, un poco rimpiango la beata ignoranza dei
tempi che furono e il rassegnato fatalismo di chi, ad esempio, riceveva a mezzo
posta la notizia di dover andare a morire sul Carso per una guerra pensata da
qualche genio della politica e cultore del nazionalismo.
Oggi, invece, se sei proprio sadico ti inviano le notizie anche sul cellulare;
i paesi islamici sono in fermento, la situazione è una catastrofe, l’economia
ristagna, la politica fa fuggire a gambe levate le persone normali, il tasso di
litigiosità delle persone è astronomico.
Il piccolo villaggio globale ormai incide anche sulla pelle del singolo cittadino;
al minimo acquazzone siamo sommersi dall’acqua, quelli delle città più grandi
dalla monnezza, la stragrande maggioranza dei giovani non ha un lavoro degno
di questo nome e vorrebbero imbracciare un fucile se solo sapessero a chi sparare.
Per non parlare delle vicende personali.
Ricevo decine di mail ogni giorno.
Rispondo a tutti, in maniera insufficiente, vi chiedo scusa, ma tutti porto nella
mia povera preghiera di credente.
E allora divento una discarica; affido al Signore R. R. P che hanno perso i loro
mariti, e attorno a loro hanno trovato solo disperazione, l’ansia di G. e M. per
il loro figlio con una malattia che nessuno riesce a diagnosticare, lo scoraggiamento
di N., che è in ansia per sua moglie che ha una grave malattia, ma affido al
Signore, anche chi continua a criticarmi per questi scritti.
E proprio che non va, diciamocelo.
Chi vive con un minimo di consapevolezza e magari si sta convertendo (non
tutto di colpo che ha delle pesanti controindicazioni!), dopo anni passati a
combattere per il Vangelo, è ancora più stordito.
Le cose non vanno nella Chiesa; lentezze, rigidità, incoerenze dei cristiani,
la tragedia della pedofilia, il triste ritorno al neoclericalismo e la perdita di
memoria dei vescovi.
E lo sport che d’ogni tanto emerge della caccia al cattolico, sempre più violento
(noi prestiamo molto il fianco!) ripercorrendo i buoni vecchi stereotipi della
Chiesa reazionaria e del potere del Vaticano (e basta!).
Ma, a livello più profondo, emerge birichina la domanda; e se ci fossimo
davvero sbagliati?
E se Dio si fosse sbagliato?
E se la vita fosse davvero un enorme groviglio di luce e di tenebre che
mastica e tritura ogni emozione e ogni sogno?
E se Dio-tenero!-avesse esagerato con l’idea della libertà degli uomini e del
fatto che l’uomo può farcela da solo?
No, dice Gesù, state sereni.
Non sono questi i segni della fine, come qualche predicatore insiste nel dire.
Non sono questi i segnali di un mondo che precipita nel caos.
Già il Signore ha dovuto confrontarsi con questa follia, in un mondo-il suo-ben
più aggressivo del nostro.
E, sorridendo, ci dice; cambia il tuo sguardo.
Guarda alle cose positive, al tanto amore che l’umanità, nonostante tutto, riesce
a produrre, allo stupore che suscita il Creato e che tutto ridimensiona, al Regno
che avanza nei cuori, timido, discreto, pacifico, disarmato.
Guarda a te stesso, fratello mio, a quanto il Signore è riuscito a compiere in tutti
gli anni della mia e della tua vita, nonostante tutto.
A tutto l’amore che hai donato e ricevuto, nonostante tutto.
Guarda a te e all’opera splendida di Dio, alla sua manifestazione solare, al bene
e al bello che ha creato in te.
Guarda e non ti scoraggiare.
Di più; la fatica può essere l’occasione di crescere, di credere.
La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il tuo sguardo si rende
più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo
davvero (Non quelli zuccherosi della nostra malata devozione!) e non te ne
accorgi, ti scopri credente.
Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive,
non ragioniamo con la logica di questo mondo; affidiamoci allo Spirito.
Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare
maggiormente di Cristo!
Lo dico ufficialmente e pubblicamente; a me questa cosa non piace affatto.
Preferisco crogiolarmi nelle mie vere o presunte disgrazie, preferisco lamentarmi
di tutto e di tutti, vivere nella rabbia cronica.
Preferisco cento volte lamentarmi del mondo brutto sporco e cattivo ed eventualmente
costruirmi una piccola setta cattolica molto devota in cui ci troviamo bene (almeno
all’inizio poi, è statistico, facciamo come il mondo cattivo!).
Preferisco fare a modo mio, accipicchia!
Ma se proprio devo fare come vuoi tu, Signore, allora libera il mio cuore dal peso
del peccato, dall’incoerenza profonda, dalla tendenza all’autolesionismo che mi
contraddistingue e rendimi libero, in attesa del tuo Regno.
Liberi amici, il Signore, ci lascia liberi, liberi di amare, liberi di sognare e liberi
di vivere nella gioia, Santa Domenica amici, Fausto.


venerdì 15 novembre 2019

Il Vangelo del Sabato 16 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
S. Margherita di Scozia e S. Geltrude, vergine.
1° Lettura dal libro della Sapienza (18,14-16;19,6-9)
Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del
suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale,
guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando,
come spada affilata, il tuo decreto irrevocabile e, fermatasi, riempì tutto di
morte; toccava il cielo e aveva i piedi sulla terra.
Tutto il creato fu modellato di nuovo nella propria natura come prima, obbedendo
ai tuoi comandi, perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.
Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta emergere dove
prima c’era acqua: il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e flutti
violenti una pianura piena d’erba; coloro che la tua mano proteggeva passarono
con tutto il popolo, contemplando meravigliosi prodigi.
Furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti,
celebrando te, Signore, che li avevi liberati.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8) anno dispari.
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di
pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non
temeva Dio né aveva riguardo per alcuno.
In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi
giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo
Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio,
le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?
Li farà forse aspettare a lungo?
Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.
Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Signore troverà ancora la fede (che già adesso è latitante), quando
tornerà sulla terra?
Non dice; troverà le parrocchie, i dicasteri e la curia romana, la cultura
cattolica, le chiese e i campanili.
Troverà la fede; è la sua domanda.
Il dramma del nostro tempo, l’opera urgente di conversione che siamo chiamati
a compiere è il recupero della fede ormai diventata stanca abitudine, innocua
e vaga appartenenza.
La fede che brucia, che forgia i santi, che spinge i martiri a donare il proprio
sangue, langue nelle nostre comunità.
La fede di sapere che Dio è giusto, è un Padre che ascolta e accoglie, non un
despota annoiato che non sa che farsene di noi.
La fede di chi vede un mondo altro, nascosto nelle pieghe di questo vecchio
mondo dolente.
La fede di chi sa che ogni gesto compiuto nel nome del Signore risorto ci
trasforma la vita concreta.
Il Regno avanza, ne siamo avvinti, ne facciamo parte, lo costruiamo nella
quotidianità al lavoro o a casa.
Siamo noi a rendere possibile la fede, solo se ci crediamo veramente,
facendoci aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 14 novembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 15 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Sapienza (13,1-9)
Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio,
e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone
le opere, riconobbero l’artefice.
Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce, la volta stellata o l’acqua impetuosa
o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo.
Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore
il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza.
Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto
è più potente colui che li ha formati.
Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore.
Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi facilmente s’ingannano
cercando Dio e volendolo trovare.
Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura e si lasciano prendere
dall’apparenza perché le cose viste sono belle.
Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da
poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,26-37) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè,
così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano
moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne
il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano,
vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma,
piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa,
non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro.
Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato
via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una
verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?».
Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Verrai, Signore.
Verrai alla fine dei tempi, quando nessuno ci penserà più.
Quando penseremo che il tuo ritorno è ormai impossibile, verrai e allora saremo
spiazzati, non capiremo, non saremo pronti, come non siamo mai pronti agli
eventi improvvisi, alle sorprese inattese, alle cose grandi e piene di luce.
Vieni, Signore, nel cuore di ognuno, chiedi ospitalità, chiedi di essere accolto,
chiedi di osare, di credere.
Vieni, ma siamo troppo occupati, troppo presi, troppo tutto.
Vediamo passare Noè accanto a noi senza riconoscerlo e Lot, chiamato
dall’angelo ad uscire dalle tante Sodoma e Gomorra in cui abitiamo.
Li vediamo, ma non sappiamo più riconoscerli, non sappiamo più leggere
i sorrisi accennati dei profeti, non sappiamo più interpretare le immense
solitudini che essi riempiono.
Prendici, Signore.
Prendici, non lasciarci a vagare nella pochezza delle nostre vite.
Prendici con Te, rendici discepoli da ora e per sempre.
Che dite, amici, proviamo?
Perciò, lasciamoci prendere, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 13 novembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 14 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libre della Sapienza (7,22-8,1)
Nella sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile,
agile, penetrante, senza macchia, schietto, inoffensivo, amante del bene,
pronto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, tranquillo, che può
tutto e tutto controlla, che penetra attraverso tutti gli spiriti intelligenti, puri,
anche i più sottili.
La sapienza è più veloce di qualsiasi movimento, per la sua purezza si
diffonde e penetra in ogni cosa.
È effluvio della potenza di Dio, emanazione genuina della gloria
dell’Onnipotente; per questo nulla di contaminato penetra in essa.
È riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di
Dio e immagine della sua bontà.
Sebbene unica, può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso
i secoli, passando nelle anime sante, prepara amici di Dio e profeti.
Dio infatti non ama se non chi vive con la sapienza.
Ella in realtà è più radiosa del sole e supera ogni costellazione, paragonata
alla luce risulta più luminosa; a questa, infatti, succede la notte, ma la
malvagità non prevale sulla sapienza.
La sapienza si estende vigorosa da un’estremità all’altra e governa
a meraviglia l’universo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,20-25) anno dispari.
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?».
Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione,
e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”.
Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno
solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete.
Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli.
Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così
sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.
Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Regno di Dio è in mezzo a noi dice il Signore, è impastato col nostro mondo,
ne fa parte integrante, ne è intimamente connesso.
Ne fa parte, non è altro, non è qualcosa di diverso.
Molti, ci ammonisce il Signore, pensano di incontrarlo altrove, negli eventi
eclatanti, correndo dietro a miracoli e alle apparizioni.
Non è così.
È il nostro sguardo che lo deve riconoscere, è il nostro cuore che è chiamato
ad accorgersene.
Quante volte pensiamo che la presenza di Dio coincida con qualcosa di fantastico,
con qualche evento che scuota e stupisca.
Povera la fede che ha bisogno di miracoli per poter crescere!
Povera la fede che ha bisogno di conferme per poter andare avanti!
Siamo chiamati a cambiare il nostro sguardo per riconoscere il Regno che si
realizza in mezzo a noi.
Nelle nostre parrocchie, nelle nostre liturgie, nelle nostre iniziative di carità,
nella nostra preghiera, nella nostra profezia realizziamo il Regno, e non altrove.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 12 novembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 13 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Sapienza (6,1-11)
Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, o governanti di tutta la terra.
Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli, che siete orgogliosi di comandare
su molte nazioni.
Dal Signore vi fu dato il potere e l’autorità dall’Altissimo; egli esaminerà le
vostre opere e scruterà i vostri propositi: pur essendo ministri del suo regno,
non avete governato rettamente né avete osservato la legge né vi siete comportati
secondo il volere di Dio.
Terribile e veloce egli piomberà su di voi, poiché il giudizio è severo contro
coloro che stanno in alto.
Gli ultimi infatti meritano misericordia, ma i potenti saranno vagliati con rigore.
Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno, non avrà riguardi per la
grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e a tutti provvede in egual modo.
Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.
Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza
e non cadiate in errore.
Chi custodisce santamente le cose sante sarà riconosciuto santo, e quanti le
avranno apprese vi troveranno una difesa.
Bramate, pertanto, le mie parole, desideratele e ne sarete istruiti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19) anno dispari.
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono
a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti».
E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce,
e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo.
Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci?
E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,
all’infuori di questo straniero?».
E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Sono solo lebbrosi, non samaritani o ebrei.
Il dolore ci rende uguali, elimina le differenze, la disperazione cuce
rapporti impensabili.
Gesù li ascolta ma chiede di andare dai sacerdoti del tempio; la guarigione
è in un percorso, è progressiva, non è mai tutta di un colpo.
Ci vogliono degli anni per convertirsi (e tanti al sottoscritto), degli anni per
diventare veramente discepoli.
E si mettono in strada.
Trovatisi guariti ecco che le differenze ritornano; i nove ebrei vanno al tempio
ma il samaritano non ha un tempio, il suo è stato raso al suolo un secolo prima,
proprio dagli ebrei.
Allora si rivolge al Tempio.
E il Tempio, Gesù, lo accoglie e commenta amareggiato; dieci sono stati sanati,
uno solo è stato salvato.
Non è vero che basta la salute, non è vero che la salute è tutto.
C’è di più; c’è la salvezza.
La salvezza di sapersi amati, di essere nel cuore di Dio, di essere donati al mondo.
L’ingratitudine è più difficile da guarire della lebbra, purtroppo, ma se ci accorgiamo
di essere ingrati, non prendiamo paura, la preghiera ci aiuterà a guarire.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.