martedì 16 luglio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 17 Luglio 2019


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro dell’Esodo (3,1-6.9-12)
In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero,
sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte
di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.
Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il
roveto non brucia?».
Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal
roveto: «Mosè, Mosè!».
Rispose: «Eccomi!».
Riprese: «Non avvicinarti oltre!
Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!».
E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio
di Giacobbe».
Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso
ho visto come gli Egiziani li opprimono.
Perciò va’! Io ti mando dal faraone.
Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!».
Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli
Israeliti dall’Egitto?».
Rispose: «Io sarò con te.
Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire
il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-27) anno dispari.
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,
e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Esulta Gesù.
Esulta nello Spirito, la gioia dilaga, parte dal cuore ed esce dalle sue labbra.
Esulta perché si stupisce.
Che bello vedere Dio che si meraviglia della strategia del Padre, della sua logica
inattesa; non sono i sapienti, i dotti che scoprono le cose del Regno, ma gli ultimi.
Gesù non esalta certo la povertà, e nemmeno l’ignoranza ma mette in luce il
fatto che chi vive momenti di fatica può, paradossalmente, non avere nulla
da perdere e spalancare il proprio cuore alla speranza.
I dotti dell’epoca giocano a fare i teologi, controbattono senza lasciarsi scalfire
dalla Parola del Signore che scuote.
Così anche oggi; fa fine professarsi sapienti religiosi, giocare a fare gli intellettuali,
per poi citare l’ultimo articolo scandalistico che riguarda la Chiesa.
No, non è questo l’atteggiamento che ci prepara all’incontro; solo un cuore che
sceglie di arrendersi, che valuta il limite della ragione e sa spalancarsi all’inaudito
di Dio, nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 15 luglio 2019

Il Vangelo del Martedì 16 Luglio 2019


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.
1° Lettura dal libro dell’Esodo (2,1-15)
In quei giorni, un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una
discendente di Levi.
La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto
per tre mesi.
Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese per lui un cestello di papiro,
lo spalmò di bitume e di pece, vi adagiò il bambino e lo depose fra i giunchi
sulla riva del Nilo.
La sorella del bambino si pose a osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto.
Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle
passeggiavano lungo la sponda del Nilo.
Ella vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo.
L’aprì e vide il bambino: ecco, il piccolo piangeva.
Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei».
La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andare a
chiamarti una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?».
«Va’», rispose la figlia del faraone.
La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino.
La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me;
io ti darò un salario».
La donna prese il bambino e lo allattò.
Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone.
Egli fu per lei come un figlio e lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l’ho tratto dalle acque!».
Un giorno Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i loro lavori forzati.
Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli.
Voltatosi attorno e visto che non c’era nessuno, colpì a morte l’Egiziano
e lo sotterrò nella sabbia.
Il giorno dopo uscì di nuovo e vide due Ebrei che litigavano; disse a quello
che aveva torto: «Perché percuoti il tuo fratello?».
Quegli rispose: «Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi?
Pensi forse di potermi uccidere, come hai ucciso l’Egiziano?».
Allora Mosè ebbe paura e pensò: «Certamente la cosa si è risaputa».
Il faraone sentì parlare di questo fatto e fece cercare Mosè per metterlo a morte.
Allora Mosè fuggì lontano dal faraone e si fermò nel territorio di Madian.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,20-24) anno dispari.
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta
la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te,
Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti
i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco
e cosparse di cenere, si sarebbero convertite.
Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate
meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo?
Fino agli inferi precipiterai!
Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te,
oggi essa esisterebbe ancora!
Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata
meno duramente di te!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ci si può abituare, adattare a tutto, ed è una delle priorità dell’essere umano.
Al dolore, alle condizioni estreme e alla menomazione.
Ed è un bene.
Ma ci si può abituare anche alle cose positive, e questo è terribile.
Ci si abitua anche a Dio, purtroppo.
Lo sa Gesù, quando vede il suo popolo ridurre la fede alla scrupolosa ed
inutile osservanza di mille precetti creati dagli uomini devoti.
Lo sappiamo noi, che di quel Gesù siamo discepoli e che, pure, abbiamo
fatto lo stesso errore, abituandoci alla fede.
Siamo cattolici senza gloria, senza convinzione, tali perché nati in Italia.
Fossimo nati in Marocco saremmo musulmani, e se andiamo avanti di questo
passo, lo diventeremo anche noi senza essere nati in Marocco.
Gesù cerca di scuotere le placide cittadine ebraiche, e noi, che non accolgono,
e che facciamo fatica ad accogliere la novità del Regno.
Invece di giudicare coloro che sono peggio di noi, che non credono, che vivono
dissolutamente, sentendoci tutto sommato non peggiori, guardiamoci dentro,
nel profondo dell’anima.
E convertiamoci, cominciando ad accogliere la novità di Dio,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 14 luglio 2019

Il Vangelo del Lunedì 15 Luglio 2019


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
San Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa.
1° Lettura dal libro dell’Esodo (1,8-14.22)
In quei giorni, sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe.
Egli disse al suo popolo: «Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso
e più forte di noi.
Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti,
in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi
partirà dal paese».
Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati, per opprimerli
con le loro angherie, e così costruirono per il faraone le città‑deposito,
cioè Pitom e Ramses.
Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva,
ed essi furono presi da spavento di fronte agli Israeliti.
Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli con durezza.
Resero loro amara la vita mediante una dura schiavitù, costringendoli a
preparare l’argilla e a fabbricare mattoni, e ad ogni sorta di lavoro nei campi;
a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.
Il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: «Gettate nel Nilo ogni
figlio maschio che nascerà, ma lasciate vivere ogni femmina».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,34-11,1) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto
a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada.
Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre
e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia
più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue,
non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria
vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta,
e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi
piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli,
partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È una spada la presenza del Signore, una lama che ci squarcia l’anima,
che ci inquieta, che ci impedisce di stare tranquilli.
È una spada, non un calmante, non una tisana alla camomilla, non un
inutile soprammobile.
Cosa ne abbiamo fatto della nostra fede?
Cosa è diventata l’abitudine di essere cristiani?
Vediamo ogni giorno la contraddizione di una fede che ristagna, che ancora
frequenta le chiese ma che non contagia la vita, che cerca Dio ma adattandolo
alle proprie piccole visioni.
È una spada, e richiede una battaglia continua contro il nostro uomo vecchio.
È una spada perché Gesù pretende di essere più della più grande gioia che
possiamo vedere.
Perché è Lui la sorgente di ogni amore e di ogni paternità.
È fuoco l’incontro con Dio, che divora e illumina, che consuma e spaventa,
che riscalda e distrugge le nostre resistenze.
Abbandoniamo i bassi profili, smettiamola di rincorrere i compromessi
e osiamo diventare santi come Cristo ci vede e ci chiama ad essere.
Perciò, cerchiamo di alzare il nostro profilo, perché diventi un profilo di
innamorati del Signore, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 13 luglio 2019

Il Vangelo di Domenica 14 Luglio 2019


Della 15° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del Deuteronòmio (30,10-14)
Mosè parlò al popolo dicendo: «Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando
i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al
Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te.
Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo
udire, affinché possiamo eseguirlo?”.
Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo
e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”.
Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu
la metta in pratica».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (1,15-20)
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle
invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere
il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista
di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37) anno C.
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese:
«Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima,
con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso».
Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei
briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono,
lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo
vide, passò oltre.
Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne
ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla
sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi
cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.
Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani
dei briganti?».
Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui».
Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È scritta nel cuore la legge di Dio.
È la scoperta straordinaria fatta da un popolo di nomadi fuggiti dalla schiavitù.
Un popolo guidato da un liberatore liberato, un ebreo cresciuto alla corte del
Faraone che nel deserto scoprì che Dio c’era ed era immensamente diverso
dalle divinità ad uso dei sacerdoti e dei potenti della terra d’Egitto.
Il Dio dei Padri, il Dio di Mosè si era rivelato; il suo nome era: “Io ci sono”.
C’è Dio, non ci fa amici, c’è.
E scoprire il vero volto di Dio aveva svelato il vero volto degli uomini.
Dio c’è e parla al cuore degli uomini.
La sua legge è scritta nel profondo di ciascuno di noi.
Il problema è che frequentiamo poco il nostro dentro, che evitiamo di
avvicinarci al nostro cuore, che fatichiamo a scavarci dentro.
O che confondiamo il nostro dentro con le nostre capacità intellettuali,
o la conoscenza, o l’esperienza mistica o che so io.
Come il dotto dottore della legge che pone al falegname diventato Rabbì una
delle tipiche questioni teologico-morali dell’epoca.
Qual è il primo fra i 613 comandamenti?
A tanti erano gonfiate le scarne e asciutte dieci parole che Dio diede a Mosè
sul monte nel deserto.
Domanda semplice, esigenza reale; saper distinguere il centro dalla periferia,
l’essenziale dal relativo, se ci riusciamo.
Opera, questa, in cui gli ebrei eccellono e che ahimè-i cristiani stanno dimenticando
a causa della pigrizia mentale e di una sconcertante superficialità mediatica.
Gesù sa che il dottore sa.
E lo invita, con rispetto e ironia, a far sfoggio della propria cultura.
La risposta è esatta, forte, essenziale, presa dalla Parola di Dio, conclusione di
un lungo dibattito fra i rabbini dell’epoca.
Il primo e il secondo tra i comandi sono; ama.
Ama Dio come riesci, esplorando l’ampiezza del tuo limite.
Amalo pensandolo ed emozionandoti, amalo perché sei amato.
E poi scopriti amato per poter amare gli altri, che da avversari divengono fratelli.
Bene; risposta splendida, un applauso. Cioè?
Il dottore è stupefatto.
Sa e sa di sapere e Gesù gli conferma il suo sapere.
Sa ma non ama, sa ma non sa che farsene del sapere, non ha sapore il suo
sapere, è senza sale, perciò è insipido.
Tentenna, ondeggia, poi replica; chi devo amare?
Domanda arguta, ovvio.
Molti Rabbì sostengono che bisogna amare il povero, l’orfano e la vedova,
pupilla di Dio.
O che bisogna amare tutti.
Tutti coloro che appartengono al popolo di Israele.
Gesù sorride e si guarda nel cuore, là dove Dio abita.
E in Lui Dio è. Non è presente, è sé, facile no?
Il racconto della parabola del samaritano spiazza tutti, me compreso, amici.
Un tale viene rapinato e ferito, l’unico che si occupa di lui è uno straniero,
un extracomunitario, uno che non tira diritto.
Altri due scendono dalla capitale, bazzicano il Tempio, uno è prete e l’altro
un cantore/lettore.
Tirano diritto e fanno bene.
Che ne sanno di chi è quel tale e cosa è successo?
E se fosse un regolamento fra bande?
E se avesse l’AIDS? E se i briganti tornassero?
Meglio non immischiarsi nelle faccende altrui.
Hanno Dio nel cuore, sulle labbra, fanno discorsi sensati.
Gesù non li biasima, né li condanna; sono figli del loro tempo.
E del loro Tempio.
Il prossimo è il samaritano.
E Gesù conclude; tu di chi vuoi essere prossimo?
A chi vuoi avvicinarti?
Siamo stati pestati a sangue. Tutti.
La vita è così, più o meno faticosa o rigida o dolorosa, ma tutti prima o poi
prendiamo qualche bastonata, io ne ho prese tante di bastonate.
I cristiani sono coloro che sono stati soccorsi da Cristo, buon samaritano, che
ha versato sulle loro piaghe il vino della consolazione e l’olio della speranza e si
sono visti portare alla locanda che è la Chiesa, certo, solo lì puoi essere soccorso.
La Chiesa, come canta la comunità di Colossi, segue il buon samaritano e lo imita,
lo considera il Capo, cioè la testa e il principale e cerca di imitarlo.
Animo, discepoli del Nazareno, convalescenti della vita, è una vita che sono
convalescente, amici, ma non mi arrendo; se avete sperimentato la tenerezza del
Signore e la sua consolazione siete resi capaci di consolazione, di leggere la legge
nel cuore, di passare dalla norma(lità) all’eccezione, dalla testa al cuore.
Per vedere nel volto del fratello il vostro volto, il volto di Cristo.
Ve lo assicuro amici, a me è successo e ha cambiato la mia vita.
Santa Domenica amici, fecondi samaritani del Signore, Fausto

venerdì 12 luglio 2019

Il Vangelo del Sabato 13 Luglio 2019


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (49,29-33;50,-26a)
In quei giorni, Giacobbe diede quest'ordine ai suoi figli: «Io sto per essere
riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che
è nel campo di Efron l'Ittita, nella caverna che si trova nel campo di Macpela
di fronte a Mamre, nella terra di Canaan, quella che Abramo acquistò con il
campo di Efron l'Ittita come proprietà sepolcrale.
Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca
sua moglie e là seppellii Lia.
La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso è stata acquistata dagli Ittiti».
Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel
letto e spirò, e fu riunito ai suoi antenati.
Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre
era morto, e dissero: «Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e non ci
renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto?».
Allora mandarono a dire a Giuseppe: «Tuo padre prima di morire ha dato
quest'ordine: "Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro
peccato, perché ti hanno fatto del male!".
Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!».
Giuseppe pianse quando gli si parlò così.
E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: «Eccoci
tuoi schiavi!».
Ma Giuseppe disse loro: «Non temete.
Tengo io forse il posto di Dio?
Se voi avevate tramato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire
a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso.
Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini».
Così li consolò parlando al loro cuore.
Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; egli visse centodieci anni.
Così Giuseppe vide i figli di Èfraim fino alla terza generazione e anche i figli
di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe.
Poi Giuseppe disse ai fratelli: «Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi
e vi farà uscire da questa terra, verso la terra che egli ha promesso con giuramento
ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe».
Giuseppe fece giurare ai figli d'Israele così: «Dio verrà certo a visitarvi e allora
voi porterete via di qui le mie ossa».
Giuseppe morì all'età di centodieci anni.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,24-33) anno dispari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del
maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo
diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore.
Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà
svelato né di segreto che non sarà conosciuto.
Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate
all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di
uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire
nella Geènna e l'anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo?
Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.
Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò
davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli
uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
A volte mi chiedo se sarei capace di dare testimonianza al Signore fino
a morire per Lui, ma non mi sono ancora dato una risposta.
Concretamente, oggi, se eviterei di andare a Messa sapendo che qualche pazzo
fanatico potrebbe fare irruzione durante la celebrazione e lanciare una bomba.
Mi chiedo se la mia fede, il mio desiderio di annuncio, che ormai è diventato il
mio essere, resisterebbero alla paura che inevitabilmente colpisce anche i più convinti.
Sarei in grado di pagare sulla mia pelle la mia appartenenza al Signore?
Non lo so, sinceramente.
Non so se e quanto sarei in grado di resistere, di affidarmi, di tenere duro.
Ma leggendo la pagina di oggi mi rassereno; il Signore dopo avere realisticamente
annunciato momenti di persecuzione, persecuzione che i lettori di Matteo già
sperimentano, sorride e invita i suoi (e noi) ad avere fiducia nel Dio che si occupa
anche dei passerotti e che conosce il numero dei nostri capelli, e logicamente,
conosce anche le nostre paure, per fortuna, perciò, preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.